Il Tirreno

Grosseto

LA STORIA 

Ospitò nella sua casa un bimbo di Chernobyl Dopo 30 anni lo ritrova

Giulia Sili

Follonichese viene messa in contatto con lui e si commuove Il piccolo era malato di tumore: ora è sposato e sta bene

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Negli anni ’90 sono stati vari i bambini di Chernobyl che hanno trovato ospitalità a casa di Mary Bonelli e ieri mattina la follonichese ha ricevuto una piacevole sorpresa proprio da parte di una delle famiglie di questi bambini, oggi adulti.

Mary infatti è stata contattata dal Comune di Follonica perché la sorella di Roman, uno dei bambini ospitati dalla donna alla fine degli anni ’90, ha scritto al Comune chiedendo di essere messa in contatto con la signora che varie volte ha ospitato il fratello in Italia.

«Stamani ho visto che una persona aveva scritto nella posta privata della pagina Facebook del Comune – racconta l’assessora Mirjam Giorgieri – Confesso che, di primo acchito, ho pensato si trattasse di quelle strane richieste per dare mutui agevolati che poi si rivelano truffe. Invece, leggendo con attenzione e andando oltre gli errori ortografici dovuti a Google translator, ho capito che si trattava di una richiesta di aiuto. Una ex bimba di Chernobyl, ora adulta, alla ricerca della follonichese che ha salvato la vita di suo fratello ospitandolo a casa sua, qui a Follonica. È stato bello riuscire a metterla in contatto con la persona che cercava – continua Giorgieri – e mi sono un po’ commossa quando abbiamo rintracciato la signora in questione».

Mary Bonelli, oggi settantenne, ha così scoperto quello che per anni non era riuscita a sapere: che Roman, il bambino arrivato in Italia con un tumore alla gola a causa delle radiazioni causate dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986, sta bene, si è laureato e oggi ha due figli.

«Non voglio fare pubblicità a questa cosa perché non c’ero solo io quando abbiamo ospitato i bambini di Chernobyl», dice minimizzando quanto fatto durante quegli anni.

«In tanti hanno fatto più di me – continua – io ho solo fatto quello che mi sentivo di fare. Però certo, mi ha fatto molto piacere sentire la sorella di Roman perché l’anno che sarebbe dovuta venire a casa mia fu ricoverata perché non stava bene».

Roman era piccolo quando arrivò per la prima volta a casa di Mary, faceva le elementari e non parlava l’italiano: «Roman è venuto per circa quattro anni da me, veniva due volte l’anno perché aveva problemi di salute e con l’aiuto di una associazione e il permesso della mamma l’abbiamo fatto venire il Italia per cercare di stare meglio», racconta Mary. Il bambino seguiva delle cure all’ospedale di Grosseto e ogni volta restava in Italia per circa un mese, il tempo necessario per il ciclo prescritto dai dotti. «Quando Roman non è più venuto ho continuato a mandare aiuti via posta – racconta la donna – la mamma mi diceva cosa mancava e io provavo a farglielo avere. Volevano le noci, le medicine ma anche vestiti e scarpe. Ci sentivamo per lettera perché conoscevo una signora russa che mi aiutava con le traduzioni, poi però non ho più avuto nessuno che potesse tradurmi le lettere e i contatti si sono purtroppo persi».

Negli anni Mary ha ospitato anche altri bambini, arrivati in Italia sempre grazie a un’associazione che si occupava di viaggi ma Roman è forse quello che ricordava con più affetto. «Per comunicare avevamo un libro che ci aveva dato l’associazione e Roman imparò subito qualche parola – racconta Mary – apprezzava tutto, era sempre felicissimo e veramente molto bravo. Un bambino grassottello un po’ impacciato e oggi, dalla foto che mi ha mandato la sorella, vedo che è rimasto lo stesso. Mi ha fatto tanta tenerezza vederlo: ha lo stesso viso di allora». —

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