Il Tirreno

Grosseto

processo per atti osceni 

«Si calò le mutande dopo la partita»

P.S.

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SEGGIANO. Mentre era in corso la partita tra “Cani di Betto” (così avevano scelto goliardicamente di chiamarsi) e “Kobane” era scattato il parapiglia, anche se il torneo estivo amatoriale portava il titolo “dell’amicizia” ed era finalizzato a pubblicizzare l’attività dell’Avis. Terminato il parapiglia, c’era stato il ritorno di fiamma sugli spalti: uno dei giocatori della seconda squadra aveva apostrofato un avversario, dicendogli «le vostre mogli sono peggio di voi». La moglie di un calciatore aveva sentito, se l’era presa e aveva scagliato una bottiglietta d’acqua (vuota) verso chi aveva parlato. E questi si sarebbe abbassato pantaloncini e mutande pronunciando una frase irriguardosa verso di lei.

Lei era poi andata dai carabinieri di Seggiano a denunciare il fatto e ieri, davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi, hanno parlato i testimoni del processo per atti osceni: davanti a minori, perché quella sera (15 luglio 2015) alla Pescina c’erano anche i bambini. Il giovane, un tunisino di 23 anni difeso dall’avvocato Mirko Bonari, non era presente. C’erano invece sia l’organizzatore del torneo sia i carabinieri. Il primo ha confermato al viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi di aver assistito al parapiglia («subito sedato») ma non al gesto del calciatore, di cui però aveva sentito parlare in un secondo momento. Il maresciallo di Seggiano aveva raccolto la voce e aveva sentito i presenti. L’appuntato del radiomobile inviato dalla centrale non aveva trovato più nessuno: successivamente aveva trovato l’imputato al pronto soccorso con un graffio alla fronte.

Occorrerà sentire l’arbitro, che aveva sospeso l’incontro. Prossima udienza a luglio. —

P.S.

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