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Grosseto

Quando era la prof a indirizzare la scelta delle famiglie

Quando era la prof a indirizzare la scelta delle famiglie

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In attesa del faticoso arrivo della primavera, una delle questioni maggiori in questi mesi – per chi ha figli in età, per i lavoratori del settore – è l’iscrizione ad un istituto superiore di studi.

A ciò che sono oggi le scuole superiori, dopo rimaneggiamenti e riforme varie dei governi degli ultimi 15 anni. I dati di queste iscrizioni sono sempre interessanti. Una fotografia di cosa sono e come vedono il futuro i giovani locali e le loro famiglie. La scelta dell’istituto superiore post scuola media, infatti, è – dopo il percorso a piedi scalzi sui carboni ardenti – uno dei riti di passaggio cruciali dell’età.

Come si maturava, un tempo, quella scelta cruciale? Nei nebbiosi anni dello scorso secolo, si diceva che fondamentale per quella scelta fosse il giudizio ottenuto all’esame di terza media e, soprattutto, i consigli dei professori. La professoressa d’italiano vi odiava, non vi poteva sopportare, vi aveva avuto in gran dispetto per tre anni, e quindi consigliava voi ragazzo, e i vostri genitori, l’istituto agrario (“e anche per quello avrà delle difficoltà, non crediate sia una passeggiata…”). Il professore di disegno invece vi considerava un piccolo metafisico, e vi indirizzava senza remore verso il classico (“il greco, il latino, la filosofia ti apriranno la mente, vedrai… io non li ho mai studiati, ma lo so…”).

Oltre quei consigli, importanti erano le indicazioni di famiglia (per chi aveva i genitori che avevano fatto “le scuole alte”). La mamma si era diplomata al magistrale? Magistrale anche per la figliola. È necessario portare avanti le tradizioni del casato. Oppure, per la figliola, un passo in più: classico. Il babbo aveva finito lo scientifico? Ragazzi, tutti allo scientifico, come il babbo.

Da una parte, c’era chi voleva evitare le scuole professionali, temute come delle catene. Dall’altra chi intendeva volare verso studi più astratti, nel timore, però, di candidarsi alla disoccupazione. Gli stessi ragionamenti, pari pari, ripetuti cinque anni dopo (anno più, anno meno), per la scelta della facoltà universitaria. “Il mondo non ha bisogno di laureati in filosofia! Come non ha bisogno di diplomati al classico…”, tuonava lo zio programmatore. “Vuoi suonare la viola, ma dove vuoi suonarla, questa viola? ” .

E oggi come si sceglie l’indirizzo di scuola superiore? Impostando la domanda su Fb, su Google, sul Blog di Grillo? Chiedendo consiglio via whatsapp a di Maio? Una cosa però, oggi, dovrebbe essere almeno acquisita. Che le iscrizioni non finiscono mai. –

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