Omicidio nel garage, secondo indagato Il trentasettenne fermato resta in carcere
Nell’ordinanza di custodia cautelare la ricostruzione della morte di Petru Leorda: nei guai l’amico che dormiva con lui
C’è un secondo indagato nell’omicidio di via Adriatico: si tratta dell’amico di Leorda Petru, il sessantenne rimasto ucciso dopo un pestaggio avvenuto la notte tra il 24 e il 25 gennaio nel garage di via Adriatico. Il nome dell’uomo, 48 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati per primo: quando gli uomini della squadra mobile della polizia lo hanno trovato, dopo che una donna aveva scoperto il cadavere del clochard nel suo giaciglio di fortuna, era nella roulotte di via Giordania, utilizzata da Trifan Costiniuc, il trentottenne fermato per l’omicidio. Aveva gli abiti sporchi di sangue.
I sospetti si sono diretti verso di lui, anche se poi, grazie al suo racconto, il sostituto procuratore Maria Navarro ha disposto il fermo del trentottenne. Anche l’amico di Leorda, la sera dell’omicidio, è stato pestato da Costiniuc che - dal carcere - continua a professarsi innocente. Difeso dall’avvocato Amanda Paoletti, Costiniuc resta in carcere: il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci ha convalidato il fermo dell’uomo.
Nessuna misura invece è stata presa nei confronti del quarantottenne di origini romene che divideva il sottoscala del garage di via Adriatico con Petru. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco De Stasio, è il super testimone dell’omicidio dell’amico. Un racconto frammentario, difficile da ricostruire soprattutto per le tantissime incongruenze che - nel corso dei vari interrogatori - non hanno reso un quadro chiaro rispetto a quello che è successo la notte in cui il clochard sessantenne ha perso la vita.
Se le indagini della squadra mobile devono ancora chiarire orari e luoghi del pestaggio che ha causato la morte dell’uomo, ciò che è compatibile è la modalità in cui il clochard sarebbe stato ucciso, comparata con i risultati dell’autopsia. Costiniuc e Leorda avevano litigato per un pacchetto di sigarette che il secondo avrebbe rubato al primo. Costiniuc e Leorda stavano litigando nel garage di via Adriatico quando il sessantenne avrebbe tirato uno schiatto al trentottenne scatenando una reazione rabbiosa che lo aveva colpito facendolo cadere a terra per continuare a prenderlo a calci e a schiacciarlo con un piede.
L’uomo, durante i tre interrogatori, ha fatto più volte confusione con gli orari ma non ha mai cambiato versione per quanto riguarda la modalità dell’aggressione. Secondo il giudice quindi, la sua testimonianza resa di fronte al suo avvocato, perché appunto coindagato, è attendibile. L’uomo ha cominciato una cura farmalogica per l’etilismo: durante l’ultimo interrogatorio ha spiegato che proprio grazie alle medicine assunte i suoi ricordi erano più vividi. —
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