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Grosseto

«La nuova legge sulla geotermia coniuga l’ambiente con il lavoro»

«La nuova legge sulla geotermia coniuga l’ambiente con il lavoro»

Leonardo Marras, capogruppo del Pd alla Regione Toscana, sottolinea le peculiarità del testo Ci saranno più controlli, sostenibilità, obblighi per i concessionari per attività collaterali 

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l’intervista

La Toscana è l’unica regione italiana con vocazione geotermica. In buona parte lo sfruttamento di questa energia avviene nel bacino delle Colline Metallifere e sul monte Amiata. C’è quindi un grande interesse, anche e soprattutto a Grosseto, intorno alla nuova legge appena approvata a Firenze, che disciplinerà e programmerà in futuro le attività geotermoelettriche nelle diverse aree interessate. I primi commenti, nei territori che vivono di geotermia (in qualche caso da secoli), sono cauti ma sostanzialmente positivi. Il consigliere regionale Leonardo Marras, a Grosseto per un incontro all’Isgrec, ha approfondito la questione, entrando nei dettagli e nello spirito della legge. «L’obiettivo – attacca Marras – è semplice: abbiamo lavorato alla redazione di norme che da un lato tutelino l’ambiente, dall’altro garantiscano più lavoro, offrendo contemporaneamente un contributo al dibattito nazionale sull’energia».

Ci sono grandi differenze, tra le varie comunità, nell’approccio alla geotermia. Ne avete tenuto conto?

«La risorsa geotermica si trova in zone marginali - Val di Cecina, Amiata, Colline Metallifere - aree che la Regione ha definito “di crisi non complessa”, che vivono difficoltà dovute alla posizione geografica, al rallentamento dell’economia locale e a fenomeni come lo spopolamento. Sono territori simili, ma profondamente diversi nel rapporto con l’energia geotermica: nei comuni del pisano e nelle Colline metallifere la geotermia ha significato molto, ne ha condizionato storia e tradizioni, è un elemento ormai completamente integrato nel sistema economico; nell’area amiatina invece è subentrata successivamente inserendosi nella realtà economica e culturale recente delle comunità».

Non tutti sono soddisfatti.

«Noi abbiamo scritto una legge innovativa, con un punto politico ben preciso: sfruttare l’energia affinché diventi realmente risorsa per lo sviluppo di questi territori. Come? Attraverso tecnologie migliori, sostenibilità ambientale, più lavoro e più qualità. Ovviamente con piena consapevolezza del ristretto spazio di competenze riservato alle Regioni in materia di energia. Con l’approvazione di questa legge si conclude un percorso iniziato con l’inizio di questa legislatura: provvedimento dopo provvedimento abbiamo lavorato, di concerto con amministrazioni locali, sindacati e altri soggetti interessati, per arrivare ad una norma che finalmente regolasse in modo chiaro e uniforme quella che per la toscana è una grandissima risorsa».

Ci faccia degli esempi.

«Abbiamo condizionato tutto ciò che potevamo per dotare la nostra regione di una regola unica sulla geotermia, facendo valutazioni e proposte chiare. Ci saranno più controlli, maggiore capacità tecnologica, obbligo dei concessionari di sviluppare attività collaterali, trasformazione del Cosvig in agenzia per lo sviluppo locale».

In estrema sintesi, quali sono le finalità della legge?

«Oltre a ciò che ho già detto, la regolamentazione delle modalità di impiego delle risorse derivanti dall’attività geotermoelettrica. E ancora l’introduzione dell’obbligo di approfondimento della documentazione, affinché sia garantito che un progetto sappia coniugare uno sfruttamento sostenibile, tutela e valorizzazione della risorsa e, in ultimo, produca ricadute positive sul territorio. Non solo. Discipliniamo le modalità di assegnazione della concessione di coltivazione o di autorizzazione di impianti a seguito dell’esito positivo della ricerca. Infine, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla legge, la Regione promuove accordi per l’ammodernamento degli impianti esistenti».

Sono molte le novità, anche sostanziali, rispetto al precedente quadro normativo.

«Sì, in particolare, in fase di rilascio delle autorizzazione e delle concessioni, abbiamo introdotto l’obbligo di utilizzo delle migliori tecnologie esistenti per ridurre le emissioni e limitare le ore di spegnimento degli impianti a non più del 2% del totale delle ore di funzionamento annuo. Abbiamo anche inserito l’obbligo di monitoraggio della qualità dell’aria, prevedendo una modalità di controllo in remoto da parte della Regione. Infine, sempre per quanto riguarda l’aspetto ambientale, è stato inserito il requisito del corretto inserimento dell’impianto nel territorio in linea con le aree non idonee individuate dai Comuni, con gli strumenti di pianificazione (Pit) e in collegamento con eventuali impianti già presenti sul territorio». —

Gabriele Baldanzi

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