Terme di Saturnia tiene gli occhi sulle Leopoldine
Terme di Saturnia tiene gli occhi sulle Leopoldine, storico stabilimento termale di Montecatini. E per confermarne l’interesse la società che gestisce il gioiello incastonato sulle Colline dell’Albegna rivela al Tirreno che sta lavorando ad un progetto di riqualificazione su cui alzerà il velo entro la fine di febbraio. Sarà una proposta definita “gestionale”: e da qui parrebbe tramontare l’ipotesi – circolata di recente – che Terme di Saturnia potesse avere una propensione per l’acquisto dell’immobile.
Intanto, dalle dolci colline arrivano anche altre novità: nel resort di Saturnia è in corso una riqualificazione e la proprietà ha intenzione di inaugurare una scuola di formazione per operatori del settore termale proprio nel borgo.
Usciti dal radar degli ipotetici pretendenti il Gruppo Quadrio Curzio, grande player del settore turistico-termale italiano e la pistoiese Cubo srl, Terme di Saturnia non si tira indietro e rilancia: sollecitati dal Tirreno, dalle colline mancianesi confermano l’interesse per le Leopoldine e annunciano che si sta analizzando a fondo un progetto di riqualificazione; l’intenzione è quella di presentarlo ai diretti interessati entro la fine di questo mese.
Dall’apertura del bando per l’affidamento, Terme di Saturnia aveva fatto da Cassandra: e da mesi aveva pronosticato che quell’avviso sarebbe andato deserto perché eccessivamente oneroso per chi avesse voluto farsi avanti. Tastando il polso ad esperti e addetti ai lavori, alcune criticità (ovviamente) rimangono. Per esempio: la scarsità della portata di acqua calda che costringerebbe ad un costoso sistema di riscaldamento dell’acqua delle vasche. Secondo: il debito che grava sugli immobili ipotecati, che renderebbe un po’ più faticoso – e rischioso – l’avvio degli investimenti per la riqualificazione; ecco perché parrebbe poco probabile un interesse di Terme di Saturnia per l’acquisto dell’immobile. Terzo: avrebbe assai poco a che vedere con gli usi funzionali e gli intenti di riqualificazione di Terme di Saturnia anche il progetto della piscina termale messo a punto dall’architetto Massimiliano Fuksas: un po’ come dire che sarebbe tutto da rifare. Quarto punto, tutt’altro che trascurabile: la durata della concessione prevista dal bando (17 anni) non consentirebbe di ammortizzare il valore dell’investimento. È credibile che tutti questi punti-criticità vengano contemplati nella proposta che verrà messa a punto e presentata da Terme di Saturnia e che la società che gestisce il resort da sogno alle spalle della costa maremmana individui anche possibili soluzioni da concertare con i diretti interessati.
Terme di Saturnia passò di mano a fine 2017: dalla famiglia milanese Manuli – e per 40 milioni di euro – a Feidos che lo acquistò in tandem con il fondo americano York Capital. L’arrivo di un manager del calibro di Massimo Caputi – socio di riferimento di Feidos – innescò in Maremma grandi aspettative che oggi cominciano ad essere soddisfatte. –
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