No alla lottizzazione di Poggio al Crino
Il Tar ha messo la parola fine a un iter iniziato negli anni ’60 con modifiche sulle cubature, pareri negativi e ricorsi
PUNTA ALA. Niente lottizzazione a Poggio al Crino a Punta Ala. Il Tar della Toscana ha sentenziato definitivamente che quel progetto, iniziato negli anni Sessanta, alla luce dei tanti vincoli imposti dal Pit, specialmente ambientali e paesaggistici, così com’è proprio non può essere fatto.
La vicenda attraversa ormai decenni di carte bollate, sentenza e ripensamenti, varianti e ridimensionamenti di cubature: in origine la prima richiesta era infatti di circa 250 mila metri cubi, con una convenzione tra l’amministrazione comunale e la Punta Ala Spa. Sin dagli anni Sessanta era stato infatti proposto un progetto per la vasta zona tra Forte Rocchetta, Punta Ala, la strada provinciale e il mare: un’ampia lottizzazione, due comparti, che però furono dichiarati a vincolo paesaggistico e di forte interesse pubblico, in forza al decreto ministeriale del 3 luglio 1962. Nel corso degli anni le varie cubature sono state ripensate, fino ai 10 mila mc riconosciuti dalla variante al piano strutturale e dal regolamento urbanistico approvati dal Comune, rispettivamente nel marzo e nel luglio del 2014.
Il 10 giugno 2015 la società Riopalma srl che intanto era subentrata, presentò una proposta di piano attuativo che, in conformità con la disciplina dettata dal Regolamento urbanistico, prevedeva la realizzazione nei due comparti in questione di un complesso edilizio costituito da quindici fabbricati a destinazione residenziale, postazione di guardiania, piscina, parco, strada di accesso, a esaurimento della volumetria disponibile. Il Comune di Castiglione della Pescaia però non avendo ancora adeguato i propri strumenti urbanistici e con il Piano di indirizzo territoriale regionale in atto (Pit), chiese alla Regione Toscana di indire una conferenza di servizi con il Ministero per i beni e le attività culturali allo scopo di verificare il rispetto delle prescrizioni della specifica disciplina dei beni paesaggistici, che evidenziò delle criticità, nella nuova conferenza del 25 gennaio 2016. La Regione Toscana, il Comune castiglionese, la Soprintendenza delle Belle arti e paesaggio di Siena, Grosseto e Livorno, la Provincia di Grosseto sospesero così il progetto, visto che il Pit chiedeva delle prescrizioni per consentire al Comune di effettuare gli approfondimenti necessari. Nelle more Riopalma intanto modificava il progetto, riducendo a undici il numero dei fabbricati residenziali da realizzare. La conferenza dei servizi, nuovamente convocata il 14 ottobre e il 2 dicembre 2016, ha infine ritenuto che il piano attuativo, nonostante le modifiche, non rispettasse le prescrizioni della disciplina dei beni paesaggistici contenuta nel Pit. Alla determinazione della conferenza ha fatto seguito da parte del Comune di Castiglione il diniego di approvazione del piano attuativo, adottato con provvedimento del 28 aprile 2017.
Fino alla sentenza definitiva con i giudici del Tribunale amministrativo regionale, che hanno ribadito come il progetto urbanistico avrebbe “intaccato“ soprattutto l’ambito boschivo dell’area, come sottolineato dalla Soprintendenza, rigettando il ricorso. Per la società Riopalma adesso c’è solo la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato per l’ultimo grado di giudizio. —
Enrico Giovannelli
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