Il Tirreno

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Talamone vuole vivere, i commercianti fondano una nuova associazione

Ivana Agostini

Sebastiano Bucci, titolare del Bar Centrale, sollecita una maggiore collaborazione tra privati e istituzioni per superare la stagionalità

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I commercianti di Talamone provano a non morire dando vita a una nuova associazione che presto sarà ufficializzata.

Il borgo di Talamone è uno dei più caratteristici della costa maremmana. Se però d’estate è vivo e frequentato, l’inverno è semi deserto. Pochi gli abitanti, pochi i negozi che rimangono aperti. Sebastiano Bucci si è dedicato al commercio solo da 5 anni. Prima ha lavorato in grandi città. A Talamone ha il bar centrale: «Solo da poco – confessa – conosco il lavoro stagionale legato al turismo e mi rendo conto che le difficoltà di organizzazione imprenditoriale della Maremma sono dovute al grosso legame con le tradizioni del posto che vanno sì rispettate e mantenute ma non bastano a mantenere vivo il territorio. Vedo cioè, poca voglia di rinnovamento che richiederebbe un investimento economico e un impegno maggiore di collaborazione tra privati e istituzioni pubbliche» .

Talamone sta per creare un’associazione di commercianti per cercare di risollevare le sorti del paese che non può vivere solo di quanto guadagna in un mese estivo. «Secondo me abitanti e commercianti di Talamone si sentono abbandonati. Il tempo per le attività commerciali di Talamone viene scandito dall’attesa della Pasqua, dei ponti festivi e dei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre, sempre sperando che il meteo ci assista, mentre nei periodi invernali per un buon 80 per cento le attività vanno in letargo».

Anche il turismo è cambiato: mentre prima era spalmato in tutta l’estate ora si concentra ad agosto: «Specialmente nell’ultimo anno il turismo, come mole, si è ridotto a un solo mese e questo non permette una gestione ottimale delle risorse, danneggiando anche quei giovani che hanno contratti stagionali che si vedono ridotto al minimo il periodo di assunzione».

Tante le cose per Bucci che potrebbero essere fatte: dalle insegne turistiche, alla maggiore collaborazione col Parco della Maremma all’organizzazione di eventi che potrebbero portare turismo. «Ci vuole la volontà di sviluppare tantissime potenziali sinergie che il territorio ha ma che vengono sottovalutate – aggiunge il barista – Quindi non serve a nulla lamentarsi perché il turismo è diminuito se non si fa nulla per promuoverlo anche nel piccolo». Anche il futuro del porto preoccupa: «Molti – conclude – sono spaventati dal fatto che ci sia la possibilità che vengano costruiti nuovi bar e ristoranti: sarà vero?». –

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