Il Tirreno

Grosseto

Si ciba di daini, pesci e carcasse di delfino In Feniglia si aggira un lupo solitario

Andrea Capitani

Il gruppo di predatori “spiato” dai ricercatori appare ridimensionato Ecco l’unico esemplare rimasto, tutti gli altri se ne sono andati 

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Un lupo solitario si aggira in Feniglia. È rimasto solo lui, come unico esemplare stanziale che vive e caccia nella riserva. Ha una dieta composta da daini, cinghiali e, nel febbraio scorso, anche un delfino spiaggiato, sul quale erano stati trovati morsi prima della sua rimozione.

Gli altri canidi, invece, sono solo di passaggio, mentre nel corso del 2018 non si sono verificati casi di riproduzione. Se lo scorso anno c’era stato un grido d’allarme lanciato da molti cittadini di Porto Ercole, che avevano creato anche un comitato dopo i tanti avvistamenti e i filmati di predatori anche nei pressi del centro abitato, adesso il nucleo familiare dei lupi in Feniglia appare decisamente ridimensionato.

I risultati dei campionamenti sugli escrementi dicono che in questo momento si aggira tra la vegetazione del tombolo un solo esemplare, mentre gli altri simili rimangono di passaggio. Perché il lupo, si sa, è un animale nomade, a meno che non abbia una cucciolata da proteggere, cosa non ravvisata in tutto l’arco del 2018. Il progetto Life MedWolf aveva rilevato nel 2017 un branco riproduttivo, composto da un minimo di 2 adulti e 5 cuccioli nella riserva. Nel 2018 l’indagine è stata affidata all’Istituto di Ecologia Applicata di Roma, sotto la supervisione scientifica del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin dell’Università La Sapienza. Le attività di monitoraggio sono state svolte da marzo a novembre del 2018, sia nel territorio della Duna Feniglia che nelle zone limitrofe, come il versante orientale del Monte Argentario e l’Ansedonia, inclusa l’area dunale a sud. Le analisi genetiche dei campioni biologici raccolti attestano la presenza di 4 genotipi distinti, di cui 3 femmine e un maschio. Tutti gli individui sono risultati essere ibridi e, in particolare, reincroci di ibridi con esemplari di lupo di generazione superiori alla seconda. Solo una femmina è stata campionata con continuità nella riserva in 10 occasioni da marzo a giugno 2018 ed è quindi da considerarsi residente. Gli altri esemplari, campionati da 1 a 3 volte nell’intero periodo di monitoraggio, non mostrano una presenza stabile nell’area, ma sono considerati di passaggio.

Il dato è confermato dalle riprese di video trappolaggio che hanno permesso di documentare la presenza dei predatori in 88 eventi diversi, nei quali si è sempre esclusivamente rilevato il passaggio di un solo esemplare e mai di individui in branco o in coppia. L’assenza di una coppia riproduttiva viene anch’essa confermata con le sessioni di video trappolaggio, che non hanno documentato la presenza di cuccioli, mentre la sessione di ululato indotto non ha registrato risultati rilevanti se non una risposta da parte di un singolo individuo adulto dalle colline retrostanti Ansedonia.

Sulla base di 93 escrementi esaminati, è emerso che il lupo consuma prevalentemente prede selvatiche (61%), in particolare daino (37%) e cinghiale (24%), sebbene nel periodo invernale la dieta sia integrata da vegetali (29%, soprattutto bacche di ginepro) e vi siano anche tracce di altre prede come uccelli e pesci. E, in un’occasione, addirittura delle tracce di un delfino spiaggiato, dato rilevato nel febbraio del 2018. Questo il bilancio al termine dell’azione di monitoraggio nella riserva statale di Duna Feniglia, condotta dal gruppo di lavoro guidato dal reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica, gestore della Riserva, dal nucleo Carabinieri Tutela Biodiversità Duna Feniglia comandati dal tenente colonnello Giovanni Quilghini, con il coordinamento di Valeria Salvatori dell’Istituto di Ecologia Applicata, l’attività di campo ed elaborazione dati da parte dei biologi Marco Lucchesi e Paola Fazzi e la supervisione scientifica di Paolo Ciucci del Dipartimento Biologia e Biotecnologie Charles Darwin dell’Università “Sapienza” di Roma, ateneo che ha collaborato nella ricerca. Con la collaborazione per le analisi genetiche di Elena Fabbri e Romolo Caniglia, del Laboratorio dell’Area di Genetica per la Conservazione – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. —

Andrea Capitani

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