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Il babbo di Elena protesta all’ambasciata
Gabriele Maestrini voleva consegnare una lettera per il re di Spagna ma l’ambasciatore non lo ha voluto ricevere
Si è presentato all’ambasciata di Spagna a Roma per chiedere ancora una volta giustizia per sua figlia e per le altre vittime del terribile incidente Erasmus avvenuto quasi tre anni fa in Catalogna ma per Gabriele Maestrini non c’è stato nessun ricevimento: l’ambasciatore era troppo impegnato per ascoltare le sue parole. Una scelta che non ha certo fermato il gavorranese che ieri è rimasto in piedi di fronte all’ambasciata di Spagna mostrando le foto delle vittime dell’incidente avvenuto il 20 marzo 2016 a Tarragona dopo una notte di festa.
Elena Maestrini si trovava sul bus quella notte insieme a tanti ragazzi che come lei stavano facendo l’Erasmus. La silenziosa protesta di Gabriele Maestrini, che ieri mattina è rimasto di fronte all’ambasciata con al collo un cartello che riportava la frase «desde su asesinado donde esta la verdad? », è arrivata proprio nel momento in cui in tutta Italia si stava svolgendo lo sciopero dei trasporti. Uno sciopero indetto per protestare contro uno degli argomenti su cui Mestrini si è spesso concentrato nella ricerca di giustizia per la figlia Elena: le norme europee che riguardano i tempi di guida e di riposo degli autisti. Quasi d’impulso Maestrini ha deciso di andare a Roma: «Ho fatto questo viaggio per esternare il dolore che ci sta accompagnando da più di mille giorni e la rabbia per il fatto che nulla è cambiato – dice – Per due volte hanno cercato di archiviare l’inchiesta e per due volte abbiamo fatto appello di comune accordo anche con il pubblico ministero spagnolo, che di fatto la pensa come noi». Maestrini ieri mattina voleva consegnare una lettera per il re di Spagna Filippo VI e per la moglie Letizia Ortiz: «Anche loro sono genitori – dice Maestrini – Pensavo di consegnare nelle mani dell’ambasciatore la lettera ma non sono stato ricevuto. Sarebbero bastati pochi secondi». La lettera è poi stata depositata al protocollo e la speranza è che arrivi a destinazione. «Non cerco vendetta – dice il padre di Elena – ma che ci sia un’accelerazione rispetto alla situazione di stallo che stiamo vivendo».
Lo sciopero di ieri è stato indetto per protestare contro alcune nuove norme in discussione al parlamento Europeo che, se passassero, secondo i sindacati metterebbero a rischio autisti e passeggeri che viaggiano su strada. In sede Europea si sta infatti assistendo ad un braccio di ferro tra pesi dell’Est, che chiedono norme più flessibili sugli orari di lavoro e sui turni di riposo, e quelli dell’Europa Occidentale che vogliono più garanzie. Centrale è il riposo dei guidatori: la proposta di spalmare i tempi di riposo potrebbe infatti portare a ridurre la pausa, oggi di 45 ore, a 24 ore per due settimane di seguito. «Tante delle cose sulle quali ci stiamo concentrando sono piccolezze – dice Maestrini – ma possono salvare la vita alle persone. Non penso di fare una rivoluzione ma credo che i cambiamenti si facciano con piccole cose e con intelligenza». —
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