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Corlito: «Se i giovani bevono alcol non è solo colpa loro Le soluzioni ci sono»
Dopo gli ultimi dati sul fenomeno, interviene lo psichiatra «È sulle famiglie e sulla prevenzione che bisogna agire»
grosseto. Se gli ultimi dati dell’Agenzia regionale di sanità sul consumo di alcol da parte di giovani e giovanissimi sono allarmanti, non è solo colpa loro, dei diretti interessati. Lo afferma Giuseppe Corlito, responsabile scientifico del Centro di Documentazione per gli stili di vita sani. Nei giorni scorsi Il Tirreno ha pubblicato alcuni dati contenuti nello Studio Edit 2018, l’indagine con cui l’Agenzia Regionale di Sanità indaga i comportamenti alla guida dei giovani toscani con l’obiettivo di individuare le principali cause degli incidenti stradali; monitora e misura l’impatto degli stili di vita rischiosi tra cui c’è il consumo di bevande alcoliche; e dallo studio emerge che in Maremma i giovani abusano dell’alcol più dei coetanei toscani. Tali dati – rilanciati anche da altri media – hanno indotto Corlito ad alcune considerazioni.
nessuna novità
«Sappiamo che il 75% dei nostri ragazzi ha consumi a rischio da 15 anni – nota Corlito – dalla ricerca-intervento Happy hours, condotta nel 2004 dall’Associazione dei Club Alcologici Territoriali, finanziata dal Cesvot All’epoca, purtroppo, il grido d’allarme fu sottovalutato dall’amministrazione locale. Ci sarebbe stato modo di intervenire per tempo, invece di piangere sul latte versato».
«solo abuso»
Per analizzare il fenomeno è opportuno anche fare attenzione alle parole, mette in guardia l’esperto. «Si tratta di un uso a rischio della maggioranza dei ragazzi – sottolinea Corlito – e non come si continua a dire di “abuso”, come se ci fosse un uso corretto. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino a 18 anni il gold standard è zero e in età adulta l’indicazione è less better, cioè “meno bevi meglio è”, non esiste distinzione tra uso e abuso».
le responsabilità
«È un errore attribuire la responsabilità solo ai giovani – continua Corlito – Sappiamo da un’altra nostra ricerca del 2016 sulle medie inferiori che i ragazzi tra i 10 e 12 anni sono avviati al consumo di alcol in famiglia e nel 45% hanno condotte a rischio, se provengono da famiglie dove c’è consuetudine all’uso dell’alcol, contro il 13% di quelli nelle cui famiglie non si usano bevande alcoliche. Ciò chiama in gioco la responsabilità delle famiglie che sono le grandi assenti dalla scena».
abbuffata alcolica
La condotta a rischio più rilevante è il binge drinking, cioè l’assunzione di 5 “unità standard” (bicchieri da 10 gr di alcol puro) in 3 ore. «Ciò conduce spesso – osserva Corlito – al pronto soccorso in coma etilico anche se nei ragazzi più piccoli basta molto meno per ottenere un drammatico risultato. Per il binge la Toscana ha un tasso più alto di quello nazionale (Progetto Passi, 2017), Grosseto (dati Ars) ha un tasso più alto rispetto alla regione (42% contro 35%) e la zona delle Colline dell’Albegna sta peggio (44%). Non per caso in questa zona i programmi per la famiglie con problemi di alcol correlati ha avuto storicamente una diffusione minore (pochi o punti Club Alcologici Territoriali). In città ce ne sono 16. Che fare? Le indicazioni sono quelle del direttore del Coeso Fabrizio Boldrini: “Creare un patto educativo tra famiglie, scuole e istituzioni, per promuovere corretti stili di vita”. Fuori da ogni allarmismo le soluzioni ci sono e sono in fase di attuazione. Nelle scuole di Grosseto sono in atto almeno tre progetti: quello del Liceo Rosmini, quello del Leopoldo II di Lorena, partito lo scorso anno, dopo il corso da noi organizzato con il Coeso, e uno è ai blocchi di partenza al Polo Aldi. È necessario mobilitare le famiglie e organizzare la ricaduta a cascata dei progetti di prevenzione dalle superiori alle medie inferiori». –
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