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Acqua, la partita della holding Balocchi: «Temo ci intortino.. »

Gabriele Baldanzi
Acqua, la partita della holding Balocchi: «Temo ci intortino.. »

Il sindaco ha dubbi sul progetto di un gestore unificato toscano del servizio idrico e rivendica un ruolo attivo nelle decisioni per i sindaci e le comunità locali

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SANTA FIORA. È appena cambiato l’amministratore delegato di Acquedotto del Fiora, mentre a Firenze prosegue il dibattito sulla ripubblicizzazione dell’acqua e sulla holding regionale proposta dal governatore Rossi. Nel dibattito fa sentire la sua voce anche Federico Balocchi, sindaco di Santa Fiora, territorio dal quale sgorga l’acqua che arriva nei rubinetti di tre province.

Lei si è battuto spesso perché il presidente del Fiora fosse un amiatino...

«Acquedotto del Fiora spa è una società che rappresenta un patrimonio per l’Amiata, un bene collettivo straordinario. Io, da quando faccio politica, sento addosso questa responsabilità. Penso, prima come cittadino e poi come amministratore, che non sia mai stata una mera rivendicazione territoriale chiamare a gestire Acquedotto del Fiora persone con un forte radicamento in Amiata. Il legame di origine lo considero una garanzia».

L’acqua però oggi è anche business.

«Figuriamoci se non lo so. Tuttavia lucrare sull’acqua non lo accetto ed è la ragione per la quale al referendum del 2011 votai per riportarla pubblica. L’acqua che nasce a Santa Fiora e all’Ermicciolo è materia prima, un servizio essenziale. E come tale ha bisogno di una sensibilità speciale».

Ha seguito il dibattito sulla ripubblicizzazione?

«Certo. Ognuno porta le proprie ragioni, che però non sempre condivido. Io mi colloco tra gli scettici e proprio per questo voglio essere presente in questa delicata partita, che si gioca soprattutto a Firenze. Sulla pelle di tutti, anche e soprattutto nostra, visto che siamo lontani, fragili e pochi».

Su cosa è perplesso?

«Primo: un’eventuale società unica che gestisca 280 comuni mi pare molto difficile possa funzionare bene. Secondo: Publiacqua, nel 2021, tratterà le condizioni con Firenze. Tutti gli altri, negli anni a venire, dovranno accodarsi. Non mi sta bene. Terzo: sono preoccupato per il mantenimento della prossimità dei servizi e per l’indotto di Fiora. Domando: che rapporto potranno avere cittadini, sindaci, dipendenti, imprese del nostro territorio con una società così grande, con testa a Firenze?».

Insomma anche lei teme Firenze. Perché?

«Io temo che ci impongano condizioni concordate solo da chi è scaduto per primo. Temo che ci intortino con la tariffa unificata per finire in una società nella quale i comuni, e quindi i cittadini, grossetani e senesi sono di fatto estromessi dalla gestione e altri decidono per noi. Preferisco qualche svantaggio, anche economico, ma incidere sulla gestione dell’acqua. E lo dico non tanto per Santa Fiora, che essendo “produttore” una voce in capitolo ce l’avrà sempre, ma per tutti gli altri comuni. Sa che nel Settecento i fiorentini possedevano mezza Santa Fiora e avevano perfino progettato una rete di condotte che portasse l’acqua a Firenze? Due secoli dopo si rischia di nuovo di perdere l’acqua, non con un acquedotto ma con una manovra politica». —

Gabriele Baldanzi

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