Denunciò tentativo di stupro da stranieri «Non era vero, mi sono inventata tutto»
La ragazza ora è accusata di simulazione di reato: i graffi che aveva addosso se li sarebbe procurati da sola
Aveva fornito una descrizione dettagliata dei suoi aggressori, indicando due uomini di origini nordafricane vestiti con jeans e giubbotti di pelle neri, uno a fare da palo, l’altro invece pronto a bloccarla e trascinarla in un cespuglio dove l’uomo le si sarebbe denudato davanti abbassandole i pantaloni e dove l’avrebbe presa a schiaffi. Ha spiegato anche che quella violenza non era stata consumata perché era passata un’auto bianca a bassa velocità che aveva messo in fuga i suoi aggressori. Auto che non si sarebbe fermata perché il conducente non avrebbe visto quello che stava accadendo.
E invece, davanti al sostituto procuratore Valeria Lazzarini, la ragazza alla fine è crollata: «Mi sono inventata tutto», ha detto. Senza però spiegare il motivo che l’ha portata a raccontare quella bugia che ha generato un allarme, a questo punto immotivato, in città.
Sono stati i carabinieri di Grosseto che hanno condotto le indagini a far cadere il castello di bugie costruito dalla ragazza, anche se gli accertamenti non si sono ancora conclusi. La venticinquenne infatti, non ha spiegato il motivo per il quale abbia raccontato quella storia.
Ora la giovane, assistita dall’avvocato Alessandro Risaliti, sarà denunciata per simulazione di reato.
la denuncia
Lunedì scorso la giovane è arrivata in via Rubino, come sempre, intorno alle 6,30. Poco dopo ha chiamato il suo fidanzato raccontandogli di essere stata aggredita da due uomini di origini nordafricana: uno di loro avrebbe tentato di violentarla sulla strada, dopo averla bloccata appena scesa dall’auto. L’uomo ha informato alcuni amici e ha dato l’allarme ai carabinieri che hanno sentito la ragazza, dopodiché è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia dove è stato attivato il percorso del Codice Rosa, quello dedicato alle donne vittima di violenza. Non aveva ferite, se non alcuni graffi e - nonostante avesse spiegato di essere riuscita a divincolarsi e avesse graffiato l’aggressore - non aveva tracce di materiale organico sotto le unghie. Poi è stata sentita dal sostituto procuratore, al quale ha di nuovo raccontato con dovizia di particolari quello che era successo in via del Rubino.
Le indagini
Sono stati i carabinieri della compagnia di Grosseto a evidenziare numerose e concrete incongruenze nel racconto della ragazza. Lunedì mattina in via del Rubino, la giovane è arrivata da sola con la sua auto. Ha parcheggiato, come ha spiegato agli investigatori. Ma ad aspettarla non c’era nessuno, come hanno confermato poi le immagini delle telecamere di sorveglianza che sono installate nella zona e che hanno ripreso l’arrivo della giovane che è entrata al lavoro. I militari non hanno proceduto nemmeno al prelievo delle tracce organiche per risalire all’identità dell’aggressore perché di fatto, un aggressore quella mattina non c’era. E non aveva nemmeno alcun graffio addosso: i segni sarebbero spuntati dopo perché se li sarebbe fatti da sola.
l’allarme
Dopo il caso del tentativo di violenza nei confronti di una cinquantenne che stava andando al lavoro la mattina del primo novembre sulle scalette del vallo degli Arcieri, in città è suonato l’allarme e su Facebook in particolare, dove del fatto hanno scritto subito alcuni amici del fidanzato, scatenando poi tantissimi commenti che invocavano da una parte più sicurezza in città e dall’altra pugno duro contro gli immigrati.
Una situazione questa, che oltre a creare allarme e a nuocere a chi davvero ogni giorno lavora contro la violenza sulle donne, ha soffiato sul fuoco dell’intolleranza razziale. —
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