«Agnello Igp, bene il Natale ma serve l’aiuto della Regione»
I presidente dell’associazione di tutela denuncia l’alto costo degli smaltimenti
l’intervista
fiora bonelli
Mercato lusinghiero per l’agnello Igp del Centro Italia, un prodotto in crescita anche se non ancora al top e a cui c’è bisogno di dare maggiore visibilità e pubblicità presso il consumatore. Lo dichiara Virgilio Manini, allevatore di Saturnia, presidente dell’associazione Agnello Igp del Centro Italia, che raccoglie allevatori Igp di sei regioni italiane. Manini è soddisfatto, ma non nasconde problemi tra predazioni, smaltimento carcasse e rispetto della legalità.
Come è andato il mercato natalizio per l’agnello IGP?
«Il mercato è stato in crescita. Tentiamo di affermare l’IGP per garantire un prodotto di alta qualità. Non solo. Con l’affermazione del nostro agnello certificato tuteliamo molti posti di lavoro. Visto cosa succede in altri settori, come quello del latte, dove si sono persi tantissimi posti di lavoro, combattiamo con le unghie e coi denti per difendere la nostra fetta di mercato, provando ad allargarla e garantendo la sicurezza del prodotto. Le Marche e l’Abruzzo in questo senso sono più lanciate della Toscana, occorre imitarle. Invito il consumatore a riporre fiducia nei nostri agnelli».
I prezzi come vanno? Pare che dopo Natale siano in caduta libera.
«No, per l’Igp i prezzi sono rimasti quelli di Natale. È il prodotto non certificato che ha visto i prezzi crollare. Per questo invitiamo gli allevatori a entrare nell’Igp. È una sicurezza anche per la tenuta dei prezzi. La sento moderatamente ottimista».
Ci sono problemi per gli allevatori?
«I soliti. Predazioni e smaltimento carcasse. Lo smaltimento ci costa più del risarcimento. Se si pensa che smaltire un capo costa 200 euro, il quadro è chiaro. Prezzi esosi: 200 euro per un capo. Per gli altri capi, poi, si pagano 50 centesimi al chilogrammo. Sono i trasporti che fanno impennare i prezzi. E si capisce perché molti nemmeno denunciano la morte delle pecore. Ora poi per la Maremma si è aggiunto il problema che il caseificio di Manciano che effettua lo smaltimento a costi bassi, ha chiuso questo servizio ai non soci».
A chi deve rivolgersi l’allevatore maremmano?
«O a Grosseto o a Viterbo. Così i prezzi di trasporto lievitano. E gli allevatori non ce la fanno. Chiediamo alla Regione un sostegno agli allevatori per sopportare tutto questo o istituisca un altro luogo, simile a Manciano, dove poter smaltire le carcasse a prezzi abbordabili. Penso, ad esempio, alla cooperativa di Pomonte. Se si riuscisse a farlo, gli allevatori denuncerebbero la morte delle pecore e tutte le predazioni e saremmo nella piena legalità».
Ecco, la legalità. In proposito, lei cosa ne pensa di episodi illegali, come il ritrovamento di lupi scuoiati? Come quello di Monterotondo di cui, pare, sia stato trovato il responsabile?
«Prendo le distanze da fatti simili. È un problema etico. Comprendo i drammi degli allevatori, ma simili gesti sono inconcepibili e mi dissocio anche da chi in qualche modo li giustifica. Faccio un appello anche alle forze dell’ordine: tutelino chi è nella legalità, ma non facciano sconti a chi si macchia di simili azioni». —
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