Italia
«Sbalzata dopo l’urto a 45 metri di distanza»
CAPALBIO. «Il corpo di Lenuta Slujtoru era stato sbalzato prima contro il parabrezza dell’auto che l’aveva tamponata e poi proiettato a 45 metri dal punto di impatto».
La ricostruzione dell’incidente che la sera del 21 febbraio 2014 costò la vita alla 41enne di origine romene, lungo l’Aurelia, è stata effettuata in aula dal consulente dell’accusa, il perito Fabrizio Melis, al processo nei confronti del conducente della Bmw che aveva urtato lo scooter, Stefano Massi, 51 anni, di Tarquinia, imputato di omicidio colposo; l’uomo aveva un tasso alcolico di poco superiore al consentito, 0.78 contro lo 0.50.
Melis ha ricostruito le operazioni svolte insieme ai consulenti della famiglia della donna (che non si è costituita parte civile) e della difesa. Operazioni svolte nel capannone dove i due mezzi erano stati messi dopo il sequestro e poi sul lungo dell’incidente, all’incrocio con la via Valmarina. Secondo la ricostruzione, la Bmw 118 stava procedendo verso nord. Melis ha individuato «una deviazione dello scooter a sinistra per portarsi nella corsia di decelerazione. La Bmw, o per effettuare un sorpasso o per necessità di evitare il tamponamento, era andata anch’essa a sinistra. Dopo il tamponamento, lo scooter era stato trascinato in avanti dall’auto».
E la velocità? ha chiesto il pm onorario Pamela Di Guglielmo: «Lì il limite è di 70 all’ora. Per i miei calcoli la velocità di impatto è stata di 80 km all’ora. Alla percezione della turbativa, il conducente dell’auto procedeva a circa 100 km all’ora. Il casco della donna era stata trovato una quindicina di metri indietro rispetto al corpo. Possibile che la donna non abbia controllato l’arrivo di veicoli da dietro: sarebbe stato un deterrente per la manovra». Prossima udienza a marzo per ascoltare il consulente della difesa e lo stesso imputato. — P.S.
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