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«Resterà la nostra autonomia al servizio di questo territorio»
Il direttore Fabio Becherini spiega la svolta: «Controlli centralizzati per ridurre i rischi. E per chi lavora bene, spazi operativi più ampi»
L’INTERVISTA
Parte da alcune certezze la nuova avventura di Banca Tema nel nascente Gruppo bancario Iccrea: al comando della banca grossetana ci sarà ancora il direttore generale Fabio Becherini. Dopo aver traghettato e condotto le fusioni delle tre Bcc locali, Becherini ora si appresta a portare la “banchina” in una nuova dimensione.
Direttore, fra pochi giorni con l’assemblea generale del Gruppo bancario Iccrea nascerà il quarto polo bancario nazionale, un colosso da quasi 150 miliardi di euro. Banca Tema entrerà a tutti gli effetti in un’altra era...
«Sì, ma ci tengo subito a precisare alcuni aspetti. Il primo è che questa volta non si tratta di una fusione con altre banche, ma aderiamo al Gbci. Tutto è partito con la riforma voluta dal Governo Renzi. Entriamo a far parte di un gruppo che potrà vantare ben 142 istituti di credito cooperativo. Tra le caratteristiche principali vorrei evidenziare che acquisiremo una grande solidità».
Sul piano sostanziale cosa significa?
«Proseguire e rinforzare ulteriormente lo stretto legame che da sempre abbiamo avuto con il Movimento nazionale del Credito Cooperativo e con Iccrea, che si è avvalsa del contributo di molte Bcc in tutta Italia. E anche noi, insieme ai vicedirettori Franco Ferrari e Claudio Morosini, abbiamo partecipato proficuamente e con impegno nei vari cantieri di lavoro per far nascere il nuovo soggetto. Tutti insomma abbiamo portato il nostro mattoncino alla causa. Mi piace ricordare che Iccrea è di proprietà delle Bcc e di altri soggetti del Movimento del Credito Cooperativo, come ad esempio le Federazioni regionali. E la legge di riforma prevede che, qualora vengano accolti nel capitale sociale di Iccrea altri soci, il 60 per cento del capitale rimane nelle mani delle banche di Credito Cooperativo. Nel nuovo gruppo, ognuno potrà essere artefice del proprio destino. Se lavora bene ovviamente».
Si spieghi meglio.
«Il Movimento del Credito Cooperativo rimane delle Bcc e dei suoi soci, che continueranno ad avere la propria assemblea, il proprio consiglio d’amministrazione e licenza bancaria, con tutti i poteri previsti dalla legge. È in forza di un “contratto di coesione”, così come disciplinato dalla legge e dalle disposizioni di vigilanza, che le Bcc attribuiranno alla capogruppo Iccrea la facoltà di esercitare compiti di direzione e coordinamento».
A contare saranno dunque anche i numeri e la stabilità di una singola banca?
«Il contratto di coesione indica esattamente la disciplina e i poteri della capogruppo sulla singola banca, che saranno più o meno stringenti a seconda del grado di rischiosità della banca stessa, misurato sulla base di parametri oggettivi. Le Bcc rimarranno titolari dei propri patrimoni. Mentre il contratto di coesione è finalizzato ad assicurare unità di direzione strategica e del sistema dei controlli nonché l’osservanza delle disposizioni prudenziali applicabili al Gruppo e ai suoi componenti. Tutto ciò è funzionale ad attuare indirizzi strategici e obiettivi operativi di gruppo, assicurando l’unitarietà ed efficacia dei sistemi di amministrazione, gestione e controllo. Non si tratta, quindi, di demandare ad altri la responsabilità di gestione, ma di un rafforzamento in una dimensione più ampia a livello nazionale».
È la prima volta che in Italia si costruisce un gruppo bancario attraverso una formula contrattuale?
«Sì. Normalmente la società capogruppo è quella che controlla, attraverso la partecipazione al capitale, le società controllate. I legami che ora andiamo a stringere fra le 142 banche aderenti al Gbc rendono ancora più forti le Bcc stesse, che attraverso un sistema di garanzie incrociate tra di loro e con Iccrea, interpretando così il principio della cooperazione tra cooperative, mettono finalmente a fattore comune il loro grande potenziale, anticipando la soluzione di ogni e qualsiasi debolezza possa emergere in una delle banche aderenti al Gbc. Con la riforma si intendono creare le condizioni perché il Credito Cooperativo, che rimarrà differente dal resto del sistema bancario, possa guardare al futuro con un assetto organizzativo più coeso e quindi ancora più forte. Tutto per fronteggiare le sfide legate agli effetti che sul sistema bancario verranno determinate dall’evoluzione tecnologica con l’ingresso di nuovi operatori nel sistema creditizio e nel sistema dei pagamenti, dalle modificazioni degli stili di vita e più in generale dalle continue variazioni degli assetti sociali. Insomma, il modello delle Bcc non sparisce. Anzi posso dire, raddoppia».
Il Gruppo bancario Cooperativo ha dunque un ruolo strategico?
«Esattamente. Il Gbc manterrà la propria azione ancorata alle finalità mutualistiche proprie del sistema delle banche di credito. Nell’ultima disposizione di legge è previsto che “l’autorità governativa” assoggetterà anche la Capogruppo a controlli finalizzati a verificare che l’esercizio e il ruolo delle funzioni della capogruppo risulti coerente con le finalità mutualistiche delle Bcc. La costruzione del Gbc favorirà la formazione di assetti industriali più forti. Noi siamo pronti». —
Enrico Giovannelli
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