Consegna della fede al figlio di Giancarlo
L’incontro con il manager a Milano, nel ristorante dei Bini Gli infermieri: «La sanità non deve essere la controparte»
L’incontro ci sarà probabilmente la prossima settimana quando il manager Antonio Grioli, presidente del Gruppo Zucchetti, incontrerà Riccardo Bini, il figlio di Giancarlo che vive a Milano dove ha aperto il Ristorante dei Bini, proprio dietro al Duomo per la consegna della fede. «Un gesto di generosità inaspettata nei confronti di mio padre - dice la figlia Francesca - Sono commossa e felice che da una vicenda che mi aveva molto amareggiata possano nascere anche legami così belli». Giancarlo Bini è ancora ricoverato in gravissime condizioni in ospedale. La figlia Francesca, la scorsa settimana aveva denunciato la scomparsa della fede dall’anulare di suo padre. «Quando potrò muovermi - dice Francesca - andrò a Milano per abbracciare quest’uomo che ha deciso di fare per noi un gesto così grande». La figlia di Bini ha scritto all’assessore regionale alla Sanità e la risposta di Stefania Saccardi non si è fatta attendere. «Ho chiesto all’azienda di aprire un’indagine interna - scrive - È inammissibile che accada negli ospedali toscani quanto da lei denunciato».
L’indagine interna è stata avviata dall’Asl e la donna e anche la polizia sta proseguendo gli accertamenti. Francesca, è stata inondata da tantissimo affetto e presto a Grosseto, per abbracciare Giancarlo, arriverà anche il figlio adottivo del ristoratore, Keisuke Nakamoto, che ha imparato a cucinare proprio nel ristorante del padre per aprirne poi uno suo, che si chiama ristorante De’ Bini, a Kyoto.
Solidarietà che arriva anche dall’Ordine degli infermieri, che ha voluto lanciare anche un appello: «La sanità - scrive il presidente Nicola Draoli - non deve essere vista come “controparte” dai cittadini». Lettera, quella dell’ordine, che è stata consegnata alla figlia di Giancarlo. «Ad oggi non c’è un colpevole o una situazione colposa accertata - dicono gli infermieri - Comprendiamo la rabbia della famiglia coinvolta e le siamo solidali ma chi ci sta rimettendo è anche sicuramente il rapporto fiduciario con il servizio sanitario e la credibilità dei professionisti. Quando accadono queste cose, anche gli operatori sanitari ne sono sconvolti. Gli infermieri, i primi a prendere in carico i cittadini, sono sempre molto attenti alla gestione degli effetti personali proprio per evitare ogni malinteso. Spesso, anzi, si trovano in casi limite dove nel mandato principale di tutelare la salute della persona, immersi in un vortice lavorativo spesso frenetico e convulso, non sanno a chi consegnarli, se custodirli e assumersene una responsabilità non richiesta e non dovuta ma sentita come etica oppure no. La maggior parte dei problemi in sanità nascono da cattive comunicazioni ed incomprensioni che la malattia, l’ansia e il dolore rendono ancora più complesse. L’Ordine si mette a disposizione per quanto di competenza se mai servisse con la famiglia: ma i commenti offensivi degli “spettatori esterni” nei nostri confronti sono da stigmatizzare anche perché potrebbero dar luogo a querele di parte». E prosegue: «Lavoriamo ogni giorno con ritmi incalzanti cercando di mettere al centro la salute. È avvilente e siamo mortificati nel leggere in ogni dove, con fare sottile, il servizio sanitario come una sorta di “controparte”. Siamo tutti dalla stessa parte: il bene delle persone. Come per le persone coinvolte anche noi speriamo che le responsabilità siano accertate». —
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