Il Tirreno

Grosseto

Giovani gay cacciati da una festa, il racconto dell'amica-testimone

di Francesca Ferri
Giovani gay cacciati da una festa, il racconto dell'amica-testimone

Un’amica dei due giovanissimi, presente al party, parla al Tirreno a nome della comitiva  per "difendere chi è nel giusto" e sgombrare i dubbi di chi ha dubitato o minimizzato l’episodio. "Si stavano solo baciando, come tutti in quel momento"  

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A cinque giorni di distanza, smaltiti i postumi del veglione di San Silvestro e superato lo choc, gli amici e le amiche dei due ragazzi di 16 anni, allontanati da una festa da un buttafuori perché gay, escono allo scoperto. Lo fanno per difendere i loro amici e raccontare il disgusto e l’incredulità provocata da chi in questi giorni, su Facebook, a commento della notizia – riportata dal Tirreno – ha messo in dubbio l’accaduto e minimizzato questo gravissimo episodio di omofobia contro due adolescenti.



A parlare, a nome di tutti, è un’amica e coetanea di uno dei due ragazzi. Poiché è minorenne, per la legge che tutela i minori sulla stampa non è possibile rivelare il suo nome, né possono essere resi noti particolari che potrebbero rendere riconoscibili i protagonisti della vicenda, anch’essi minorenni.

Tu eri presente alla festa. Che atmosfera c’era?

«Eravamo a fine serata, non c’era moltissima gente perché molti erano andati via. Il ragazzo gay è nostro amico ed era lì con noi».


Quanti erano i buttafuori?

«Circa dieci: uno all’entrata, quattro in sala dove si ballava e altri nell’altra sala dove c’è la seconda uscita».

Che cosa ha provocato la reazione del buttafuori?

«Si stavano baciando, semplicemente baciando».

Qualcuno ha insinuato che fosse qualcosa di più spinto...

«No, no, assolutamente. Si stavano baciando come si stavano baciando tante altre coppie in quel momento».

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Che cosa è successo a quel punto?


«Il buttafuori è arrivato e li ha divisi spingendoli uno verso il muro e uno verso il camino e ha cominciato a dirgli parole pesanti. Non si capiva bene perché c’era la musica alta e lui non parlava bene italiano. Ma una cosa è stata chiara e cioè che la motivazione era che erano gay. Lo ha detto un sacco di volte».

Che cosa ha detto?

«La parola “gay”. E che “uomo e uomo non è ammesso”.

Voi a quel punto che avete fatto?

«In tanti ci siamo avvicinati. Alcuni che erano più lontani sono venuti a vedere. Abbiamo chiesto che stava succedendo e il buttafuori stava zitto».

Il titolare dell’agenzia di sicurezza della quale fa parte il buttafuori dice che anche lui, che è di colore, è stato insultato con offese razziste.

«Non è vero, non ci siamo permessi di offendere nessuno. E anche quando siamo andati via non abbiamo detto niente».

Poi cosa è successo?

«Il buttafuori ha detto loro che dovevano andare via e loro sono usciti. A quel punto però gli organizzatori sono rivenuti subito. Anche loro non capivano cosa era successo. Poi sono usciti e sono andati a chiamarli per farli rientrare».

Voi avete parlato con il buttafuori?

«No, ma confermo che ci hanno parlato gli organizzatori e hanno chiarito subito tutto».

Quindi sono rientrati?

«Solo uno è rientrato. L’altro se n’è andato perché era arrabbiato ed è andato a casa».

Cos’è successo alla fine della festa?

«Avevamo affittato una casa dove siamo andati a dormire. Quando il nostro amico è rientrato si è sfogato e noi».

Cosa vi ha detto?

«Non è che era solo rimasto male. Era proprio arrabbiato, ma parecchio».

Che cosa vi siete detti?

«La mattina eravamo un po’ stanchi, ma non abbiamo parlato che di questo. Anche altri hanno preso parte alla discussione. Sinceramente non abbiamo capito perché è successa questa cosa. Abbiamo fatto qualcosa di male?».

Su Facebook c’è chi minimizza, chi fa sarcasmo e chi mette in dubbio l’accaduto. Che sensazioni hai leggendo queste cose?

«C’è chi ha scritto: “Che c’entra che sono vostri amici? Ricordatevi che sono sempre gay”. E altri hanno scritto: “Si inventano tutto pur di apparire”. Ma a noi non ci interessa la pubblicità, tanto più che non possiamo nemmeno uscire con il nostro nome. E poi sono commenti di gente grande che potrebbe avere figli della nostra età. Noi stiamo solo difendendo chi è nel giusto».

Vi era mai successo prima di assistere a un episodio simile di discriminazione?

«Noi siamo entrati in tutti i locali di Grosseto: non è mai successo».

Perché avete deciso di denunciarlo pubblicamente?

«Non facciamo questa cosa per noi, ma per dei ragazzi che, ad oggi, non possono uscire fuori perché poi succedono queste cose». —


 

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