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Grosseto

«I sindaci hanno uno strumento in più» «No, complica la vigilanza sulla comunità»

alfredo faetti
«I sindaci hanno uno strumento in più» «No, complica la vigilanza sulla comunità»

ll decreto sicurezza divide la Maremma: Luca Grisanti (Campagnatico) plaude, Luigi Bellumori (Capalbio) esprime dubbi 

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il caso

alfredo faetti

C’è chi dice sì, sostenendo che adesso i sindaci hanno gli strumenti adatti per agire su degrado e senso di insicurezza. Ma c’è anche chi dice no, dicendo che al contrario ai sindaci vengono caricati di ulteriori responsabilità potenzialmente legate anche a emergenze sociali. Nessuno comunque vuol marcare visita, almeno per il momento.

Il dibattito che sta attraversando l’Italia sul decreto sicurezza appena approvato dal governo gialloverde è approdato in Maremma e le prime due voci a riguardo riflettono le anime del confronto nazionale. A favore senza remore c’è Luca Grisanti, sindaco di Campagnatico e dirigente di spicco della Lega nel Grossetano. Solleva dubbi concreti, senza però seguire la scia dei sindaci ribelli lanciata dal palermitano Leoluca Orlando, il primo cittadino di Capalbio Luigi Bellumori, in quota Pd. Sicurezza urbana, invasione edifici e immigrazione sono i pilastri del decreto legislativo.

«Le possibilità di agire sul degrado, combattendo il senso di insicurezza dei nostri territori, e le misure in materia di gestione dell’accoglienza previste nel cosiddetto decreto Salvini sono un grande strumento a disposizione dei sindaci – dice Grisanti – A Campagnatico daremo seguito alle disposizioni previste cercando di usufruirne al meglio a tutela dei nostri cittadini e del nostro territorio».

A Capalbio, invece, c’è il sospetto che possa solo complicare il lavoro da fare. «Le limitazioni al rilascio dei permessi di soggiorno, gli sgomberi di abitazioni, gli sfratti coatti producono senza dubbio problematiche soprattutto per i sindaci che sono chiamati anche a vigilare sullo stato sociale e della sicurezza della propria comunità», dice Bellumori.

Questo prevede il decreto: controllare lo status dei cittadini stranieri sul territorio e intervenire là dove ci siano irregolarità, sia sulle persone fisiche che sugli immobili. «Il primo controllo spetta all’amministrazione certo – commenta Grisanti – Non sarà facile, ma è necessario partire da qualche parte».

Bellumori cita la questione dei permessi di soggiorno, che stando alla nuova legge non saranno rinnovati se non in pochissimi casi. «Alla luce delle nuove disposizioni, diventa problematico lo scadere dei soggiorni attualmente rilasciati e riconducibili a coloro che svolgono attività lavorative e pagano le tasse con regolarità», dice.

Ma anche qui, secondo Grisanti, si tratta di «un falso problema». «Io ho dato la cittadinanza a un kosovaro che sta da noi da 20 anni, integrato, che lavora e paga le tasse – spiega – La soluzione giusta per le persone giuste sarà sempre trovata». Il sindaco di Campagnatico insiste poi sulla questione Sprar, i centri di accoglienza che fanno riferimento a ogni singolo Comune. In Maremma sono dodici le amministrazioni che hanno aderito al progetto. «Lo Sprar è uno strumento di accoglienza di secondo livello – dice Grisanti – che serve all’inserimento e all’integrazione di coloro il cui status di rifugiato è stato già riconosciuto, e dei minori non accompagnati, non per introdurre nel nostro tessuto sociale migranti economici».

Sono comunque proprio i temi legati all’immigrazione a tener banco nel dibattito. «Le limitazioni che incidono sui diritti fondamentali degli individui, se non adeguatamente conformate e regolamentate, possono ingenerare sui territori e nelle comunità amministrate dai sindaci problematiche di ordine pubblico della pari risma di quelle che il decreto mira tendenzialmente a risolvere», dice Bellumori. Lui però non seguirà la scia dei sindaci dissidenti («come sindaco giuro sulla Costituzione e dunque sulle leggi dello Stato e rispondo politicamente del mio operato alla comunità Capalbio» dice), ma ritiene che la nuova legge vada quantomeno ritoccata: «Rispetto ad alcune questioni è necessario fare chiarezza di azione da parte del governo per non lasciare i primi cittadini da soli poi nella gestione delle insorgenti e conosciute problematiche».

Grisanti la pensa nella maniera opposta. «Il nodo principale – dice – è proprio questo: sono le possibilità di controllo e gli strumenti per vigilare su territorio e cittadini ad essere la vera arma messa a disposizione dei sindaci».

Le posizioni in Maremma come in Italia restano quindi ben distanti. La differenza la farà l’applicazione del decreto. —

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