Il Tirreno

Grosseto

Un predatore per amico. Andrea, il fotografo dei lupi che il branco ha accettato

di Giulia Sili
Un lupo immortalato da Andrea Candidi sulle Colline Metallifere, lui e un'orma del lupo
◗
Un lupo immortalato da Andrea Candidi sulle Colline Metallifere, lui e un'orma del lupo

Ha cominciato a lasciare i suoi vestiti nella macchia per farsi riconoscere. Ora l’animale risponde al suo richiamo e si avvicina senza avere paura

3 MINUTI DI LETTURA





FOLLONICA. Da quando lo sguardo di Andrea Candidi si è incrociato con quello di un lupo il suo obiettivo è diventato quello di provare nuovamente quella sensazione, cercando, fin dove possibile, di entrare in sintonia con quell’animale tanto selvatico e schivo. Oggi, a due anni da quell’incontro fortuito avvenuto all’interno della macchia, Andrea ha raccolto varie fotografie degli esemplari che popolano l’area delle Colline Metallifere e le zone limitrofe, ma soprattutto ha costruito un rapporto di fiducia e rispetto con il piccolo branco che abita quei luoghi. L’incontro è avvenuto all’interno del bosco un paio di anni fa; Andrea, odontotecnico follonichese di 38 anni, ha scoperto di avere una grande passione per la fotografia e così ha iniziato a girare per la campagna in cerca di animali da fotografare: «Immortalavo daini, volpi, cinghiali, caprioli. Tutto quello che si può incontrare con un po’ di pazienza nelle nostre zone. Mai però mi sarei aspettato di incontrare un lupo».

Quella visione ha fatto scattare in lui la volontà di conoscere meglio l’animale: «Sono bestie meravigliose – dice – il lupo è conosciuto come il predatore per eccellenza, la paura fatta animale, ma io dico che non è così. Vorrei che ci fosse più conoscenza dell’argomento e meno pregiudizi».

Il primo contatto è stato quello con un esemplare maschio, che a circa 40 metri di distanza da Andrea si era messo a cacciare insieme a una femmina: «Avevo il vento a favore e probabilmente non hanno sentito il mio odore – racconta – così mi sono messo a terra e ho guardato meravigliato la loro caccia». Da lì la volontà di costruire un rapporto fin dove possibile. Andrea ha iniziato a documentarsi sulle abitudini dei lupi e ha iniziato a lasciare nella macchia degli abiti indossati da lui, così da far abituare il lupo al suo odore e ha studiato feci e impronte.

«Dovevo riuscire a fotografarlo, era questo l’obbiettivo» racconta al Tirreno. Da quel momento è passato un anno e mezzo. Mesi di appostamenti e di infinita pazienza. Ore e giorni interi in cui Andrea è rimasto all’interno della macchia in attesa di un nuovo contatto: «Arrivavo anche alle 4 del mattino per incontrarlo, lo aspettavo all’alba e a al tramonto – racconta – Ho buttato via anche giorni interi al freddo ma tutto alla fine è stato ripagato».

Dopo un anno e mezzo di attesa Andrea ha coronato il suo sogno e ha capito che il lupo lo stava studiando: l’animale si era accorto della sua presenza e lo stava osservando alle spalle. Adesso i lupi si manifestano in sua presenza e rispondono al suo richiamo.

Il tanto atteso scatto è finalmente arrivato ma la voglia di continuare a osservare i lupi è rimasta invariata e così Andrea ha continuato ad appostarsi per costruire il rapporto con l’animale, tanto che la fotografia adesso ha lasciato il passo ad altro: «Mi interessa il rapporto che si è creato con l’animale – dice – non mi definisco un fotografo ma piuttosto un osservatore. Se vuoi capire l’animale devi vivere come uno di loro e far parte delle loro abitudini. Solo così capisci ciò che molti non capiscono». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani