«Indizi labili», Antonio Papa non deve tornare in cella
Depositate le motivazioni con le quali la Cassazione ha ritenuto di non dover censurare la decisione del Tribunale del riesame
Se mai si fosse in presenza di un alibi falso, a proposito di chi abbia effettuato una telefonata, il Tribunale della libertà che pure ha valutato questo aspetto non è giunto «a una conclusione diversa da quella di ritenere un quadro indiziario insoddisfacente ai fini della conferma della misura cautelare». I giudici fiorentini non hanno espresso alcuna motivazione contraddittoria o manifestamente illogica, come censura l’accusa, essendosi limitati «a passare in rassegna gli indizi gravanti sull’indagato Antonio Papa, trovandoli labili, ambigui, scoordinati e in definitiva inidonei a sostenere anche l’accusa di concorso anomalo nell’azione omicidiaria dell’indagato Raffaele Papa».
È con queste motivazioni adesso disponibili che il 19 ottobre scorso la prima sezione penale della Corte di cassazione ha lasciato Antonio Papa libero. Poco meno di tre mesi fa i giudici romani avevano respinto il ricorso del pm contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Firenze che aveva annullato l’ordinanza del gip: questi il 30 maggio aveva messo in cella il padre dell’uomo che il 13 aprile precedente, in via Matteotti a Follonica, aveva ucciso con un colpo di pistola Salvatore De Simone. Raffaele Papa è indagato e in carcere per omicidio aggravato da premeditazione e futili motivi (e per aver cercato di uccidere Massimiliano De Simone e la farmacista Paola Martinozzi), Antonio Papa è indagato (e libero dal giugno scorso) per il “concorso anomalo” che avrebbe fornito al figlio in quel tragico pomeriggio di nove mesi fa. Secondo la sezione presieduta da Antonella Patrizia Mazzei, ai giudici di Cassazione viene chiesta «una rivalutazione del materiale indiziario secondo la prospettiva illustrata dall’organo dell’accusa, operazione che è inibita in sede di legittimità». Un’operazione che aveva incontrato anche le “proteste” dei difensori Valerio Spigarelli e Carlo Valle.
Secondo il gip quello di Antonio è un concorso anomalo perché gli indizi potevano al massimo supportare la testi di una volontà del padre diretta soltanto a intimorire i due fratelli De Simone, con i quali aveva in corso un diverbio. Lo sparo di Raffaele non sarebbe stato previsto da Antonio. Secondo la Procura, se i due si erano allontanati ed erano tornati un quarto d’ora dopo era solo perché erano andati a prendere la pistola illegittimamente detenuta (una Tanfoglio 9x21) per procedere insieme all’omicidio. «Cruciale», secondo l’accusa, la telefonata che Antonio aveva fatto alle 13.42 perché il padre aveva negato di essere stato lui a chiamare il figlio «ma il punto trova sicura smentita nel tabulato telefonico che attesta che il chiamate in quell’occasione era stato Antonio e non viceversa». L’informazione falsa deve essere ritenuta, secondo la Procura, «indizio a suo carico». Ma questo non è un profilo di legittimità da sottoporre alla Cassazione. —
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