Il presidio
Le opposizioni bocciano il testo: "Così colpiscono pure gli italiani"
Pd e Lista Mascagni: "L’amministrazione sa solo togliere e vietare". M5s: "Favorire la qualità, introdurre sgravi fiscali, creare un marchio"
le reazioni
Le promesse di rivedere il testo del nuovo regolamento comunale per la tutela e il decoro del centro storico di Grosseto, strappate all’amministrazione venerdì in consiglio, non placano le polemiche sollevate dall’opposizione.
pd e lista mascagni
I consiglieri comunali del Partito democratico e della Lista Mascagni in una lunga nota si chiedono di cosa abbia bisogno il centro storico e definiscono «di stampo sovranista-securitario» l’azione dell’amministrazione comunale riassunta in tre azioni: «togliere, vietare, tagliare». «Essa – dicono – risponde al comprensibile bisogno dei cittadini di protezione e sicurezza, ma di fatto lo tradisce perché finisce per far tabula rasa dell’esistente facendo precipitare ancor di più la città nel degrado». Pd e Lista Mascagni citano quanto fatto dalla giunta in questi anni: «Da un lato ha tolto le panchine, ha tagliato “La città visibile”, ha “risolto” il caos gazebo impedendone di fatto la realizzazione. Dall’altro non è capace a tenere in vita l’Eden, continua a lasciare le Mura cittadine al buio (forse nel 2019 sarà la volta buona…), rimane al palo il progetto di ristrutturazione della Cavallerizza, il Cassero è vuoto».Per il centrosinistra il decoro della città e del centro storico si tutela soprattutto sostenendo le attività ivi insediate. I consiglieri definiscono il testo grossetano («approvato grazie alla stampella offerta da CasaPound») un «copia incolla» dai regolamenti di altre città, il cui effetto è stato «rendere la vita più complicata a chi vuole aprire un’attività». Alcuni esempi: «Paninoteche e piadinerie – dicono Pd e Lista Mascagni – non potranno aprire in un fondo inferiore a mq 70, a meno che non utilizzino in via esclusiva prodotti del territorio; così sarà più difficile aprire kebab (questo l’effetto voluto dal Comune), ma anche, questo il risultato finale, pizzerie al taglio italiane. I negozi di vicinato di generi alimentari dovranno vendere prevalentemente prodotti tipici e così non potranno aprire alimentari stranieri ma neppure quelli italiani che non possono avere la prevalenza di prodotti locali. Anche market e minimarket saranno banditi a meno che non vendano in prevalenza prodotti tradizionali italiani; a esser colpiti non saranno solo tutti gli imprenditori italiani compresi, ma i residenti del centro storico, che dovranno emigrare in periferia per fare una spesa “normale”». Infine il divieto di vendere alcolici in centro storico dopo le 21, che il centrosinistra legge insieme al divieto di consumare alcolici all’aperto in tutto il territorio 24 ore su 24, che verrà introdotto dal prossimo regolamento di polizia urbana. Pd e Lista Mascagni fanno notare che questi divieti valgono non solo per le nuove attività, ma anche per le nuove gestioni delle vecchie attività. «Così almeno sembra da intendere leggendo il mal formulato comma 2 dell’articolo 3, rispetto al quale neppure l’assessore ha saputo fornire una nota chiarificatrice».
E se regolamenti simili esistono anche in altre città «il centro storico di Grosseto non è quello di Firenze o di Genova». In una parola «il regolamento è ideologico – dice il centrosinistra – perché immagina di disciplinare una realtà che pullula di attività non gradite, quando invece si calerà su una realtà a rischio desertificazione. L’effetto potrebbe essere devastante».
In quest’ottica Pd e Lista Mascagni leggono la richiesta a testo appena approvato di modifica da parte di Fipe Confcommercio preoccupata di eventuali effetti negativi sulle attività economiche. E per questo ritengono saggio se l’amministrazione accettasse di ridiscutere e modificare il regolamento «prima che si abbatta una nuova scure sul già precario equilibrio del salotto cittadino».
movimento 5 stelle
Perplessi anche i consiglieri del Movimento 5 stelle. Non tanto sulle finalità del regolamento e il divieto di aprire alcuni tipi di esercizi, quanto sul metodo con cui è stato concepito il regolamento. Il M5s ritiene che il legame con il territorio (espresso dall’obbligo di vendere prodotti di filiera corta) «possa e debba rientrare tra i “punteggi” di valore, finalizzati al miglioramento della qualità di un servizio alla cittadinanza». Ma più importante è la qualità stessa, che i pentastellati suggeriscono di incentivare attraverso sgravi e oneri fiscali alleggeriti, «la definizione di una vetrina digitale collettiva associata a un marchio che racchiuda il meglio che la città di Grosseto riesce a esprimere (una sorta di patrocinio). Quindi, certamente apertura totale verso i prodotti del territorio, le tipicità (tortello maremmano, bottarga di Orbetello, pistacchio di Bronte, il Tè oolong di Taiwan), la qualità delle materie prime, l’idea progettuale innovativa e originale, la redazione di un progetto coerentemente studiato nell’arredo degli interni, degli esterni, delle vetrine e nella grafica». Venerdì il M5s ha chiesto di ritirare il regolamento per rinnovare un confronto e un approfondimento ulteriore con le associazioni di categoria, le parti politiche, i portatori di interesse. «La crisi del nostro centro storico, la crisi dei centri storici italiani, si lega inevitabilmente alla crisi del retail – conclude il M5s –. Dobbiamo affrontare il fenomeno avendo ben chiaro che il problema non è di facile soluzione perché legato a dinamiche sociali complesse e complicate che investono questo momento storico». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
