Il presidio
Regolamento sul decoro in centro Sì del consiglio ma con delle riserve
Approvazione al fotofinish, l’amministrazione si impegna a scrivere in modo più chiaro l’articolo sulla vendita di alcolici
. Il consiglio comunale approva sul fil di lana, e strappando all’amministrazione la promessa di qualche correzione, il regolamento sul decoro del centro storico che, pensato per tutelare il cuore antico della città, introduce divieti e limitazioni per chi d’ora in poi vuole aprirvi un’attività e per chi vi vende o acquista alcolici. Le nuove norme, nei giorni scorsi criticate dal centrosinistra – critiche proseguite nel dibattito – sono potute passare solo grazie alla partecipazione al voto dell’ex alleato Gino Tornusciolo, capogruppo del partito neofascista CasaPound, oggi nel gruppo misto dopo essere stato cacciato dalla maggioranza. Tornusciolo, pur votando contro, ha garantito il numero legale (assenti giustificati in maggioranza Mario Lolini, Elisabetta Ripani e Angelo Pettrone). A niente è valso il ritiro dal voto di Pd, Lista Mascagni, Passione per Grosseto, M5s e di Maremma Migliore.
Lunga e infuocata la discussione. Come anticipato dal Tirreno, i punti principali del regolamento mirano a evitare che in centro storico aprano negozietti e minimarket «che riteniamo non qualificanti», spiega l’assessore alle attività produttive Riccardo Ginanneschi. Nel mirino, su esplicita dichiarazione dell’amministrazione, kebabbari e altre attività «etniche». Per questo, oltre a tenere alla larga sexyshop e cannabis store, il regolamento vieta di aprire moneytransfer, internet point, phone center e obbliga a tenere prodotti locali o «dell’eccellenza italiana» in misura variabile rispetto alla superficie e all’attività.
Contro l’abuso di alcol e per evitare che chi beve abbandoni le bottiglie in strada, l’articolo 8 vieta a negozi, bar, ristoranti e pizzerie di vendere alcolici da asporto tra le 21 e le 6 (si può solo consumarli al tavolo o al bancone) e, nello stesso orario, vieta sempre per l’asporto qualsiasi tipo di bevanda, anche analcolica, in vetro.
Le opposizioni hanno tutte chiesto di ritirare il testo, sia perché «poco chiaro», sia perché «inefficace», dicono. Francesca Amore del M5s: «Se mira a prevenire l’abuso di alcol da parte dei giovani, se lo comprano in un altro orario» e «una bottega con offerta di tè da tutto il mondo non credo possa portare qualcosa di negativo». Francesca Pepi di Maremma Migliore: «L’articolo 8 è scritto in modo non chiaro e non è efficace rispetto a quel che si prefigge». Lorenzo Mascagni, capogruppo Pd, ricorda la «guerra ai negozietti etnici» di Salvini e si rivolge alla maggioranza: «Partite da questa idea ma finite per danneggiare imprenditori italiani». Durissimo Rinaldo Carlicchi (Passione per Grosseto): «Così impedite a Conad di aprire in centro storico», attacca. E ancora: «Inutile parlare di plastica zero se poi si vieta il vetro». Dubbi anche su come si faranno i controlli sulle quote di prodotti a marchio italiano: «La Ferrero ha il marchio in Lussemburgo. Ammessa o no?». Sulle restrizioni per l’alcol, «non basta vietare la vendita – dice –. I ragazzini vanno al discount ed escono con sacchi di bottiglie o vanno in via Roma». Suggerisce un provvedimento che ricalchi l’ordinanza dell’ex sindaca di Milano Moratti, che punisce anche il consumo di alcol da parte dei minori e coinvolge i genitori. Anche Tornusciolo, pur apprezzando l’impianto ideologico del regolamento, ha chiesto di rimandarlo a gennaio perché «è scritto male – dice – penalizza gli italiani. Due avventori al ristorante non finiscono la bottiglia di vino e la vogliono portare a casa? Turisti assaggiano il Morellino a cena e ne vogliono un cartone? Non possono».
La maggioranza si schiera in difesa. Tutti, dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna al capogruppo della Lega Andrea Ulmi e a Ginanneschi, ammettono che il testo, in particolare l’articolo 8, «poteva essere scritto meglio» e imputano la scarsa chiarezza di alcuni passaggi e le regole stringenti al fatto che sia «ripreso dal regolamento di Nardella a Firenze» (così soprattutto il sindaco, Bruno Ceccherini, di FdI, e Ulmi). Il sindaco prima attacca duramente Carlicchi («vai a studiare»), poi promette una «ristrutturazione sintattico grammaticale» del testo e infine si prende un applauso sarcastico alla fine del discorso. Pacato e didascalico, invece, Ginanneschi che ha ricordato gli incentivi al centro storico («20 nuove aperture con Pop up»), ha ribadito che il regolamento è stato condiviso con le associazioni e non ha rinunciato a una stoccata: «L’emorragia dei negozi del centro storico non è certo iniziata il 15 giugno 2016». —
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