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Via al totocandidato Palmieri è la prima
Per il centrodestra spunta il nome della presidente Ascom «Se ci fosse unità e condivisione, allora potrei rifletterci»
Da settimane si parla di Carla Palmieri, presidente di Ascom Confcommercio, come candidata a sindaco per il centrodestra a Follonica, anche se circolano altri nomi: c’è in prima fila il leghista di lungo corso Roberto Azzi, quello dell’ultimo minuto (Daniele Pizzichi), il coordinatore provinciale di Forza Italia Sandro Marrini – tutti politici con buona esperienza, ma Palmieri, che non sconta “peccati originali”, resta una candidatura autorevole e condivisa. Il Tirreno l’ha intervistata per scoprire quanto è vera l’opzione che la riguarda.
Era al corrente di queste voci?
«Sì, non voglio recitare il ruolo di quella che cade dal pero. Sapevo che si sta parlando anche della sottoscritta tra i possibili candidati a sindaco a Follonica. Ho incontrato alcune persone per capire meglio come è nata l’idea. Con altri invece abbiamo conversato al telefono. Ne sono lusingata, lo ammetto. Mi fa davvero piacere questa considerazione, a prescindere da cosa accadrà nei prossimi mesi».
Lei non è tipo che sgomita.
«Esatto. Io faccio altro nella vita. Non sono una persona che fa politica, ma ho rispetto della politica, della filiera decisionale che sta a monte di una candidatura. E so come funziona».
Si dice che i suoi padrini siano Vivarelli Colonna e il deputato Lolini.
«Questo non credo. Sono boutades. Non ho padrini politici. E non si sta parlando di Grosseto, ma di Follonica. La candidatura, qualunque sarà, nascerà nel Golfo, non certo nel capoluogo».
Lei non ha radici follonichesi, giusto?
«No, non ho legami di parentela a Follonica. Qui mi conoscono soprattutto per il ruolo in Confcommercio».
Suo padre è stato consigliere comunale del partito liberale a Grosseto: lei si sente liberale?
«Sì, sento di venire da lì. D’altra parte liberali lo si è al di là delle stagioni. A Grosseto poi siamo sempre stati pochi e molto convinti. Ho mille aneddoti di quel periodo, della passione politica di mio padre».
Ce ne racconti alcuni.
«Ricordo da piccola di essermi addormentata più di una volta sulle poltroncine della sede del Pli, in via Oberdan, durante riunioni interminabili. Un’altra volta, al seggio della Pascoli, dove venivano scrutinate sempre le stesse 4 schede con croce sul simbolo del Pli, ne uscirono solo tre e il presidente del seggio, ad alta voce, disse: “O abbiamo sbagliato i conteggi oppure è morto qualcuno in casa Palmieri».
Oggi chi si può definire liberale?
«Il liberale è un riformista, non certo un disfattista. Chiede un fluido decentramento amministrativo, federalismo fiscale, leale concorrenza. Sono le prime cose che mi vengono in mente e, come vede, parlo da imprenditrice. Una politica liberale è quella che sa coniugare libertà e solidarietà, che smantella le incrostazioni burocratiche».
Rompiamo gli indugi. Accetterebbe una candidatura a sindaco a Follonica?
«Ripeto, non voglio dare risposte ipocrite o sciocche: non lo so. Mi sembra una cosa grande, difficile. Se ci fosse davvero unità, condivisione, ci penserei. Sono consapevole che per fare politica serva il tempo, la competenza e altri requisiti che, a volte, si scopre di avere o non avere solo a posteriori». –
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