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Negozi del centro storico: novità per chi vuole aprire

Francesca Ferri
Negozi del centro storico: novità per chi vuole aprire

Chi vende cibo deve rispettare quote di prodotti della tradizione italiana. In vetrina niente pannelli luminosi, vietati i cactus e insegne solo "con caratteri della cultura occidentale"

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GROSSETO. Il 28 dicembre il consiglio comunale è chiamato ad approvare il nuovo “regolamento per la tutela e il decoro del patrimonio culturale e delle attività del centro storico di Grosseto”. Per alcuni aspetti il regolamento riguarda negozi e attività già aperti; per altri si rivolge a chi vuole aprire un nuovo esercizio commerciale all’interno delle Mura.

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I quindici articoli hanno l’obiettivo di «tutelare l’immagine del centro storico». Ecco alcune delle novità.

Con questo regolamento l’amministrazione comunale vieta alcuni tipi di negozi, come quelli che vendono prodotti chimici, oli lubrificanti, combustibili (bombole del gas, ad esempio). Vietate anche le macchinette automatiche che vendono cibo ma anche altri prodotti, vietati i cambiavalute, i phone center, gli internet point e i money transfer. Stop anche a compro oro, sale da giochi e centri scommesse, centri massaggi, sexy shop, cannabis shop, officine, autolavaggi, negozi di materiali per l’edilizia.

Le attività commerciali che ruotano intorno al cibo sono sottoposte a nuove regole. Se si vuole aprire in centro storico un negozio tipo fast food o self service o simili, quindi pizzerie al taglio, paninoteche e così via, può vedere i prodotti che vuole solo se il negozio è sopra i 70 metri quadrati. Se il negozio è più piccolo il regolamento prevede che possa vendere solo prodotti tipici del territorio o a filiera corta.

Regole simili valgono se si vuole aprire un generi alimentari (esercizio di vicinato). In questo caso il regolamento impone che ameno la metà della superficie del negozio sia dedicata alla vendita di prodotti «tipici toscani o dell’eccellenza e tradizione italiana». Nella stesura originale il regolamento dava la possibilità di vendere solo prodotti toscani e dell’eccellenza italiana.

Il capogruppo della lista Vivarelli Colonna, Stefano Pannini, con un emendamento ha in parte attenuato il divieto, introducendo la soglia minima del 50 per cento di superficie dedicata.

Stessa soglia che Pannini ha ottenuto anche per i market e minimarket (esercizi a libero servizio): l’obbligo di vendere «prevalentemente prodotti a marchio italiano» è stato sostituito con l’obbligo di vendere «prevalentemente prodotti della tradizione italiana e che occupino almeno il 50 per cento della superficie di vendita». La regola vale anche per chi subentra a un’attività presente.

I negozi esistenti che fanno parte di quelli d’ora in poi vietati non possono essere allargati, a meno che non ci siano motivi di sicurezza e igiene. Severe le sanzioni che vanno dalla sospensione per cinque o venti giorni, alle multe, fino alla chiusura del negozio, anche coattiva con l’apposizione dei sigilli.

Novità anche sulle insegne che, dice il regolamento, «devono essere espresse esclusivamente con caratteri della cultura occidentale», e sulle vetrine dove «è vietata l’installazione di pannelli luminosi, scritte luminose diversi dalle insegne... a eccezione degli addobbi natalizi». Quelle dei fondi sfitti vanno coperte con pannelli con foto del territorio.




 

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