Il Tirreno

Grosseto

l’indagine 

Lupo scuoiato e appeso all’incrocio Giovane allevatore inguaiato dal Dna

Francesca Gori
Lupo scuoiato e appeso all’incrocio Giovane allevatore inguaiato dal Dna

L’uomo è indagato: le sue pecore erano state sbranate I carabinieri hanno trovato le sue impronte sul cartello

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Ucciso, scuoiato e appeso ad un cartello stradale per le zampe. Questa fu, il 28 aprile 2017, la terribile fine di un lupo. Fu trovato al mattino, appeso per le zampe posteriori a un cartello stradale al confine tra Suvereto e Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto. Sopra la povera bestia era stato messo un cartone dove, con un pennarello, era stato scritto: «No agli abbattimenti, sì alla prevenzione». Monterotondo Marittimo e Suvereto si svegliarono così, con l’orrore negli occhi di quell’animale ormai privo di pelle. Soffocato prima e poi scuoiato.

Per quel lupo trovato “crocifisso” all’incrocio, i carabinieri del nucleo forestale hanno trovato il responsabile: si tratta di un giovane allevatore di Riotorto, al quale è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. I reati contestati dalla Procura sono quelli di uccisione di animale e furto venatorio.

Il nome di Salvatore Fais, 26 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati. I carabinieri hanno lavorato per scoprire il responsabile come se si trattasse di un omicidio: utilizzando le stesse tecniche, sofisticate. A incastrare il giovane allevatore che lavora nell’azienda di famiglia sarebbe stato il Dna.

Indagini lunghe, laboriose e sofisticate, quelle dei carabinieri forestali. Il lupo è stato trovato ucciso nella primavera dell’anno scorso e non era la prima volta che in Maremma venivano fatti ritrovamenti di questo genere: era successo tra il 2013 e il 2014, quando nell’entroterra erano state trovate tredici carcasse di canidi. Undici di queste, hanno rivelato poi le analisi, erano lupi. Lo stesso era successo tra il 2015 e il 2017 quando le carcasse trovate furono due.

I carabinieri del nucleo forestale hanno lavorato in stretta collaborazione con il comando carabinieri per la tutela della biodiversità e parchi, insieme al nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto, ai reparti territoriali, alla sezione operativa antibracconaggio di Roma e al Ris di Roma.

La carcassa del lupo era stata poi analizzata dal centro nazionale di referenza per la medicina veterinaria forense dell’istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana: gli specialisti hanno consentito di accertare che si trattava proprio di un esemplare di lupo, strangolato con un laccio di cattura all’altezza del collo. L’animale è morto per afissia da soffocamento, poi è stato scuoiato con un coltello a lama corta.

I carabinieri hanno isolato le tracce del Dna e le impronte digitali lasciate dal responsabile. Durante la perquisizione fatta nell’azienda del ragazzo e nel pascolo che utilizzava, sono stati trovati una cabina della rete del gas metano dal quale era scomparso il cartello di “attenzione, pericolo” ma erano rimasti attaccati lì i lembi del cartello. Dalle analisi del Ris è emerso che si trattava della parti dello stesso cartello che era stato appeso alla carcassa del lupo. Su quel cartello, sono state isolate le impronte di Fais. Prove ritenute schiaccianti per gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini. Ma che non sono tali, secondo il difensore del ragazzo. «Si è sempre professato innocente - dice l’avvocato Carlo Valle- e anche l’analisi del Dna non dà tutta questa certezza. Ci sono stati precedenti importanti, basti pensare al delitto di via Poma». L’azienda agricola della famiglia Fais aveva subito diverse perdite di capi, nelle settimane precedenti al ritrovamento del lupo scuoiato. «Ma questo non significa - aggiunge l’avvocato - che sia stato lui ad ucciderlo e appenderlo». —

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