Il Tirreno

Grosseto

Culicchi: «Vivarelli Colonna vuole l’invisibilità della città»

Gabriele Baldanzi
Culicchi: «Vivarelli Colonna vuole l’invisibilità della città»

Il segretario dell’Unione comunale critica il sindaco e presidente della Provincia «Qui il centro storico langue, i borghi maremmani invece ricevono riconoscimenti» 

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L’INTERVISTA



Leonardo Culicchi, segretario comunale del Partito democratico, dopo un breve commento a caldo, torna oggi sui report del Sole 24 Ore che collocano Grosseto, per qualità della vita, nella posizione peggiore da quando (era il 1990) vengono stilate le classifiche delle province italiane. La Maremma è al 66° posto generale, frutto delle posizioni non certo di vertice (fatta eccezione per quello delle imprese) nei sei indicatori adottati dalla testata.

Perché, secondo lei Culicchi, siamo in questa situazione?

«Come ho già detto credo che le risorse sociali e naturali della città e della Maremma ormai non bastino per frenare la devastazione portata dalle politiche di Vivarelli Colonna, come sindaco e presidente della Provincia. Ripeto: i numeri sono la fredda rappresentazione di uno stato di fatto, di un peggioramento complessivo che è sotto gli occhi di tutti. Grosseto negli ultimi due anni è letteralmente crollata in tutti gli indicatori. Evidenziare un malessere, che sicuramente c’era – non lo nego – è servito a ottenere il consenso. Poi non si è pensato alla soluzione».

Forse c’è ancora una maggioranza di cittadini che non percepisce questo?

«Le rispondo con un piccolo esempio. A Grosseto c’era una manifestazione che si chiamava Città visibile. È stata abolita. Vedo in questa scelta un segno che è nel suo stesso nome: Vivarelli vuole l’invisibilità della città. Non ha interesse per la partecipazione dei cittadini. L’importante per questa amministrazione è apparire quando invece la politica dovrebbe essere, quella sì, invisibile. E dovrebbe sentire con forza la sua azione. Oggi non ragiono in termini di maggioranza. Leggo i dati: siamo più poveri, con zero capacità attrattiva per le imprese. Siamo peggiorati nei servizi e nell’ambiente. Siamo una comunità che non fa figli e, ne deduco, non ha fiducia nel futuro. Siamo meno sicuri fuori e dentro le nostre case, nonostante sceriffi, assessorati ad hoc, cani lupo e campagne mediatiche in pompa magna. Infine crolliamo anche nel tema che ci vedeva sempre ai primi posti: cultura e tempo libero».

Vivarelli Colonna assolve Grosseto e punta il dito sulla provincia, sulla periferia, dicendo che gli altri Comuni non sono stati capaci di fare come il capoluogo. Lei cosa dice a questo proposito?

«È vero che la città e la provincia sono realtà sempre più differenti, in alcuni casi divaricate. Ma è il contrario di ciò che afferma Vivarelli Colonna. Mentre i nostri borghi ricevono continui riconoscimenti grazie al lavoro e alla lungimiranza dei sindaci, Grosseto langue con un centro storico in perenne crisi, la cinta muraria degradata e uno stato dei servizi in continuo peggioramento. E comunque Vivarelli Colonna assolve se stesso. Della città e della provincia che amministra conosce ben poco e ben poco gli interessa».

Lei vede segnali di ripresa in questa Maremma sprofondata nelle classifiche?

«Io vedo, per esempio, che le associazioni di categoria sono talmente preoccupate della tempesta in corso che hanno abbattuto gli steccati delle provenienze o dei riferimenti politici e si sono aperte a una collaborazione tra loro, per cercare disperatamente idee e progetti comuni che rifondino l’economia grossetana, in assenza di un progetto politico di chi sta al governo».

Il Partito democratico sta preparando un progetto alternativo?

«Il Partito democratico, nelle sue mille incertezze, ha una certezza forte: vogliamo bene a questa città. Vogliamo unire in un progetto comune chi crede in un capoluogo che assolva al suo ruolo di sintesi delle bellezze e delle capacità della Maremma. Proprio in questi giorni la mostra delle foto dei fratelli Gori ci ha ricordato una stagione non lontana. I segni della capacità di governo del centrosinistra sono in quelle persone, nella serenità e vitalità che rappresentano. Lavoriamo per ricucire quel tessuto sociale che Vivarelli ha strappato e preparare così un’alternativa credibile. Non vogliamo raccontare bugie, ne strumentalizzare gli insuccessi». —



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