Il Tirreno

Grosseto

«Organizzazione e promozione. La Maremma è un una terra che deve far sognare»

«Organizzazione e promozione. La Maremma è un una terra che deve far sognare»

Francesco Mazzei: «Servono azioni comuni con gli altri Consorzi e con le istituzioni. Partendo magari da un ufficio stampa unico» 

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Amministratore delegato di Fonterutoli e in prima linea nella conduzione di Tenuta Belguardo (Maremma) e di Zisola (Sicilia), gioielli di Marchesi Mazzei; già nei cda dei Consorzi del Chianti e del Morellino di Scansano. E ora l’impegno, tutt’altro che semplice, con i Vini di Maremma.

Presidente Mazzei, la domanda sorge spontanea: chi glielo fa fare?
«Mi sento maremmano d’adozione, per i lunghi anni di frequentazione di questa terra fin da ragazzo e per il particolare feeling che con questa terra ha mia moglie, di famiglia fiorentina in Maremma da sempre...».

Vuole dire che la sua è solo una scelta di cuore?
«No, certo. Noi, con Belguardo, siamo arrivati qui nel 1997, tra i primi a credere nella viticoltura in questo territorio. L’incarico che assumo oggi è coerente con le ragioni di quell’investimento. Un incarico impegnativo, perché c’è molto da fare; ma entusiasmante, vedendo gli ampi spazi da coprire. Insomma, cuore e prospettiva: il cuore nel business non basta...».

A fine anni ‘90 si parlava di questa terra come del nuovo Eldorado del vino, e qui impiantavano azienda grandi nomi internazionali: come è oggi la situazione e quali le prospettive?
«Vent’anni dopo vedo la Maremma come un territorio che ha bisogno di una spinta maggiore per sfruttare quello che ha, nel settore vitivinicolo e non solo, e ancora oggi non abbastanza valorizzato. Stiamo ancora cercando di capire meglio il terroir, di ottimizzarlo… Purtroppo nel vino i tempi non sono mai brevi: c’è una sola opportunità all’anno e ci si gioca quella. Vent’anni, venti vendemmie. C’è sempre bisogno di stimoli, dunque ben vengano players internazionali per un’ulteriore spinta; d’altra parte vedo ora delinearsi con chiarezza tipologie produttive interessanti: indirizzi come rossi autoctoni e internazionali, ma soprattutto quello che ormai è un percorso sempre più preciso, il vermentino».

Il futuro è vermentino?
«Non solo. Ma per i vitigni rossi qui ci sono almeno quattordici areali diversi in termini climatici: una varietà positiva al cui interno sarebbe illogico pensarne una predominante. Il vermentino invece, al di là di sfumature come l’ansonica, è emergente, straripante».

Perché spingere su una doc “ombrello” piuttosto che su quelle tradizionali? E come si fa a convivere, con le doc “storiche”?
«Stiamo portando avanti un dialogo positivo e sono ottimista. Ho incontrato il presidente del Consorzio Montecucco, ci siamo visti con gli amici del Morellino: dovremmo arrivare a un protocollo d’intesa. La convivenza, del resto, è già nelle cose, nelle persone, nelle aziende. Per esempio io Mazzei a Belguardo produco Morellino e Doc Maremma: faccio Morellino perché è la miglior destinazione per il sangiovese, e faccio altri vini per altre varietà di uva. La Maremma offre un’ampelografia ampia e variegata che consente di studiare quali vitigni danno maggiori soddisfazioni in ciascun terroir, in ciascuna azienda».

Questo è l’aspetto produttivo. Poi c’è quello di promozione e marketing.
«L’altro tema della sfida è il valore della parola Maremma Toscana. E qui la partita è in corso: Maremma Toscana è l’unica Doc della Toscana che usa il suffisso Toscana; ma ancora prima c’è Maremma, un territorio che ha un appeal di per sé molto forte per chi lo conosce e che potrà averlo anche per chi non lo conosce ancora, ben oltre lo stereotipo della costa, del mare. Io stesso, appassionato della bici, ho girato e apprezzato la Maremma in lungo e in largo e so di cosa si parla. Un ambiente poco industrializzato, con caratteristiche speciali... Questo diventerà sempre più valore. Vediamo se riusciamo a farlo diventare valore che pesa sul turismo, magari di qualità superiore. Se giochiamo questa carta, la nostra parte da viticoltori credo possa essere formidabile».

A questo proposito nel “decalogo” di strategie e obiettivi che lei sta presentando ai soci come missione della sua presidenza, la parola d’ordine è “abbattere i campanilismi”: non vorrei scoraggiarla, ma qui si dice da decenni e finora si è visto ben poco...
«È un po’ una provocazione, me ne rendo conto. Ma penso servano pensiero, obiettivi e, per quanto ci riguarda, una classe dirigente forte e determinata. Dopodiché si vede dove si arriva. Servono azioni comuni a cominciare dagli aspetti organizzativi e promozionali. Oggi quel che un Consorzio raccoglie dai produttori va in gran parte a pagare la struttura. E i produttori si fanno domande. Sono necessarie organizzazioni snelle. Come prima cosa la vigilanza si può mettere in comune, per risparmiare e utilizzare meglio le risorse. E lo stesso si può fare nell’ambito della promozione. Noi oggi dobbiamo far conoscere questo territorio. La Maremma deve far sognare. Per questo la strategia più efficace non può non parlare di territorio: e come si fa se ognuno parla del suo? Gli uffici stampa: ha senso che ce ne siano tanti, o ne basta uno forte? Su questi temi, anche molto concreti, ha avuto e sto avendo incontri interessantissimi con le istituzioni: vedo convergenza di idee, tutti capiscono necessità e opportunità. Il sogno, insomma, è condiviso. Ora c’è bisogno di qualcuno che il sogno se lo carichi sulle spalle...». —


 

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