Il Tirreno

Grosseto

La Maremma è sempre più giù per qualità della vita Perse 13 posizioni

Gabriele Baldanzi

Ai minimi storici il tasso di natalità ogni mille abitanti Pacini: «Non appetibili». Orlando: «Debolezza economica»

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. Sembra passato un secolo, invece è trascorso poco più di un lustro. Solo qualche anno fa Grosseto e Siena erano, in Italia, al vertice delle classifiche stilate attraverso il rapporto annuale sulla qualità della vita de Il Sole 24 Ore. Per oltre vent’anni – tra il 1995 e il 2016 – la Maremma è sempre rimasta tra le prime quaranta province del Belpaese, con il picco del 1997 (6ª). Mai troppo ricchi, ma sempre ottimisti, attrattivi, dinamici.

Oggi non è più così. Nel 2018 Grosseto è 66ª nella graduatoria generale, -13 nel confronto con l’anno passato, penultima delle province toscane. Siamo una terra con un bassissimo pil pro capite, che non conosce più il benessere, che si avvicina al Sud per quanto concerne i principali parametri economici e la disoccupazione. Drammatica la situazione per quanto riguarda la demografia, con un tasso di natalità ogni mille abitanti ai minimi storici (6) e una popolazione sempre più vecchia e inoccupata. Commenta Franco Pacini, presidente della delegazione grossetana di Confindustria Toscana sud: «Il dato più preoccupante rimane certamente quello demografico dove siamo tra gli ultimi posti in Italia. Il nostro territorio non è appetibile per chi deve impiantare e crescere una famiglia, cioè i giovani, molti dei quali sono costretti ad emigrare per trovare un tipo di lavoro che qui non esiste».

Anche per “Ambiente e servizi” Grosseto sta nella seconda parte della classifica. Solo 83° posto per “Giustizia e sicurezza”, peggio di Vibo Valentia, con il solito parametro molto negativo riguardo alla velocità delle cause ultratriennali pendenti in tribunale (98ª posizione) e un numero elevato di reati connessi agli stupefacenti. Due sole note positive, sufficienti, ma anche qui con un calo rispetto al recente passato: il 32° posto nella graduatoria generale che monitora i “consumi” culturali (libri, cinema, spettacoli teatrali, attrazioni turistiche e volontariato) e il primo posto (a pari merito con Prato) nella classifichina dell’indicatore relativo al numero di imprese registrate ogni cento abitanti: addirittura 13.

Ma attenzione, perché le imprese registrate ogni mille abitanti – un record che Grosseto ha già avuto in passato – sono spesso piccole o piccolissime, se non addirittura individuali, a volte hanno vita breve ed evidentemente non fanno sistema. Non a caso più di un’impresa su tre, in Maremma, cessa l’attività nei primi tre anni di vita. Sullo sfondo, forse, una piccola speranza. Leggendo tra le righe della tabelle si scopre che l’impulso virtuoso che in passato emergeva dalla voglia di crescere e vivere bene dei maremmani, non si è completamente esaurito. Lo dimostra soprattutto il rapporto tra impieghi e depositi bancari, dove Grosseto è quarta in Italia, dopo Roma, Sassari e Siena. Cosa vuol dire? Secondo Il Sole e Banca d’Italia l’alto coefficiente deve essere interpretato come una buona propensione agli investimenti. Quindi, una ripartenza, in futuro, non è proprio da escludere.

E al futuro, condiviso, crede anche Gabriella Orlando, direttrice di Ascom Confcommercio: «Gran parte della crisi dipende dalla debolezza economica, da cui discendono altri fattori. Manca una visione collettiva, manca che amministratori e operatori economici condividano un progetto importante e coraggioso da portare avanti». —

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