Il presidio
Fuga sulla Panda Per il trentenne arresto convalidato e divieto di dimora
L’uomo aveva rubato la Fiat ed era stato inseguito dai carabinieri da Castiglione a Grosseto danneggiando auto e schiantandosi in un pilone
GROSSETO. L’inseguimento è iniziato a Castiglione della Pescaia, dove è stata subito rintracciata la Fiat Panda appena rubata grazie al sistema di Gps. I carabinieri hanno cercato di fermarlo, ma non c’è stato modo perché il ladro si era chiuso all’interno dell’abitacolo. Da lì è iniziata la folle fuga con posti di blocco sfondati e l’inseguimento a sirene spiegate, culminata con lo schianto al ponte di viale Sonnino che porta allo stadio.
Una corsa che è costato al 30enne di origini macedone, residente ad Anguillara (Roma) e assistito dall’avvocato Francesca Carnicelli, l’allontanamento dalla provincia di Grosseto: il giudice Adolfo Di Zenzo ha convalidato l’arresto, commutando la misura cautelare nel divieto di dimora, anche alla luce del fatto che l’imputato, uscito dal carcere di Viterbo appena martedì, si è rifiutato di recarsi alla comunità a cui il tribunale laziale l’aveva destinato. Il processo per direttissima è arrivato dopo che il 30enne è stato arrestato in flagranza dai carabinieri che da Castiglione lo hanno seguito fino al centro di Grosseto con tre pattuglie che gli intimavano l’alt. L’uomo ha rubato la Panda nella località balneare dove è stato subito rintracciato dai militari: quando ha visto i carabinieri avvicinarsi alla macchina ha messo in moto l’auto e ha iniziato la sua fuga in direzione della strada del Pollino. I carabinieri si sono messi subito alle calcagna del ladro, organizzando intanto due posti di blocco che il 30enne è riuscito a superare passando tra le auto ferme sull’asfalto. La corsa è finita quando l’uomo è arrivato in via Sonnino e ha trovato entrambe le corsi del ponte occupate dalle macchine: lì la sua abilità alla guida non è bastata e la Panda è finita per schiantarsi contro il muro dopo essere salito su un cordolo della strada, dopo aver seminato il panico per almeno 20 chilometri e aver danneggiato alcune auto (almeno tre) parcheggiate lungo le vie grossetane. —
Alfredo Faetti
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