Il presidio
«Dobbiamo fare più informazione sui rischi derivanti da avvelenamento»
Tanasi: ciò che è avvenuto è grave e frutto di leggerezze Determinante l’intuizione del medico del pronto soccorso
Una strage. A Castel del Piano si è rischiato una strage. Il responsabile della camera iperbarica, il dottor Paolo Tanasi – il giorno dopo – riguarda referti e valori degli undici bambini trattati in camera iperbarica e scuote la testa. «Dobbiamo fare più informazione sui rischi di avvelenamento da monossido di carbonio, perché quello che è accaduto è molto grave e frutto di una leggerezza che faccio fatica a giustificare».
Cosa è successo?
«Noi siamo stati l’appendice nella filiera del soccorso e altri conoscono meglio i fatti. Pare che all’interno di un garage, dove era in corso una festicciola con una ventina di bambini e alcuni adulti, fosse stato acceso un “fungo”, di quelli concepiti per riscaldare ambienti esterni. Da qui l’intossicazione. Dramma sventato grazie a due fattori: la sensibilità dei bambini, che accusano sintomi molto prima di un adulto, e l’intuizione del medico che ha visitato il primo bimbo al pronto soccorso di Castel del Piano e ha disposto l’esame dei valori di carbossiemoglobina, che sono risultati molto elevati».
Quali sono i primi sintomi di un principio di avvelenamento da monossido?
«Già con la carbossiemoglobina a 10 si accusano cefalea, nausea e, in qualche caso, soprattutto tra i bambini, dolori addominali e conati di vomito. La sensazione è un po’ la stessa di quando sta per arrivarci un’influenza. Ecco, alcuni degli intossicati avevano quel valore – che deve restare nel range 0, 5-1, 5 – addirittura dieci volte più alto. E a quel punto, se non si interviene con l’ossigenoterapia, si perde lucidità e poi conoscenza».
Ci spiega come si forma il monossido?
«Il monossido di carbonio si forma dalla combustione incompleta, per carenza di ossigeno, di composti organici come carbone, legna, gas e altri combustibili. Ovviamente le conseguenze di un’intossicazione dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato e possono essere lievi (cefalea, senso di stanchezza, nausea) o gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, sopore). Concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate sono letali. La terapia per gli intossicati è l’ossigenoterapia in camera iperbarica».
Come avete fatto a trattare 11 persone contemporaneamente in piena notte?
«Diciamo che è stato uno stress-test per la camera iperbarica, che ha solo 8 posti. Sicuramente l’intervento più complicato che ricordiamo. È vero che sono state allertate tutte le camere più vicine, ma alla fine l’emergenza siamo riusciti a contenerla noi, a Grosseto, con la pediatria. Sono stati organizzati due turni, non facili, perché si doveva anche insegnare la compensazione a dei bambini piccoli. Il team di medici, infermieri e tecnici del pronto soccorso e dell’Iperbarica hanno fatto un ottimo lavoro, che si è concluso alle 3 del mattino».
Quanti sono ogni anno, in Maremma, i casi di avvelenamento da monossido di carbonio?
«Dipende. Non molti. In passato erano un numero considerevole. Soprattutto famiglie di migranti, che si scaldano con bracieri e stufe. Abbiamo fatto a suo tempo una capillare campagna di informazione, con Coeso, Caritas, etc. La maggioranza dei casi si verifica in inverno, con un escalation nei periodi caratterizzati da ondate di freddo come in questi giorni. Il gas, infatti, si genera all’interno di impianti di riscaldamento difettosi o quando vengono utilizzati in ambienti chiusi bracieri, stufe o camini. Questi dispositivi, ripeto, sono particolarmente pericolosi quando si concentrano nelle stanze di una abitazione, in garage o cantine». –
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