Il presidio
Abuso d’ufficio e concussione La sovrintendente a giudizio
Vittima di pressioni e minacce una funzionaria grossetana incaricata di seguire l’iter per una villa ad Ansedonia: si è costituita parte civile
GROSSETO. La sovrintendente alle belle arti e al paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo è stata rinviata a giudizio con l’ipotesi di abuso d’ufficio (insieme al marito) per una pratica relativa a sanatoria e accertamento di compatibilità paesaggistica dopo frazionamento di una villa ad Ansedonia (imputati anche i proprietari, ma da ora in poi se ne occuperà la Procura di Grosseto). Anna Di Bene, 66 anni, deve rispondere anche di concussione nei confronti di una funzionaria del suo ufficio, l’architetto grossetano Vanessa Mazzini (che si è costituita parte civile con l’avvocato Carlo Valle), che sarebbe stata anche oggetto di vessazioni (per il codice: violenza privata con lesioni). La prima udienza si terrà a febbraio davanti al collegio del Tribunale di Siena.
La pratica è quella relativa alla proprietà di Alda Negroni e di Massimo Tafi. Di Bene avrebbe agito in concorso con il marito Alberto Floridi, architetto di Roma, tecnico progettista incaricato da quegli stessi proprietari di seguire sanatoria e compatibilità (2015), da lui asseverate. La sovrintendente, secondo l’accusa sostenuta dal pm Sara Faina, avrebbe invece dovuto astenersi in base al codice interno del ministero anche e soprattutto perché in conflitto di interessi. Invece Di Bene avrebbe dato (2016) personalmente parere favorevole alla pratica nonostante il parere negativo del Comune di Orbetello e di fronte ai rilievi contrari dell’architetto Mazzini, responsabile del procedimento. Così facendo avrebbe provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale ai proprietari, che si sarebbero trovati a pagare la sola sanzione amministrativa pecuniaria (2017).
Le pressioni esercitate configurerebbero il reato di concussione da parte di Di Bene: la sovrintendente avrebbe indotto Mazzini ad accelerare l’iter e a modificare il proprio parere negativo con la minaccia di avocare a sé la pratica, che si era conclusa con due mesi di anticipo con parere favorevole per le opere di frazionamento al piano seminterrato paesaggisticamente abusivo. La funzionaria aveva manifestato perplessità sulla pratica a causa dell’aumento di volume e di superficie rispetto allo stato autorizzato. Ancora Di Bene deve rispondere di violenze e minacce: il demansionamento per due mesi di Mazzini (indotta poi a sottoscrivere una domanda per riottenere la riassegnazione); il procedimento disciplinare a carico della stessa funzionaria (richiamo verbale) che sarebbe stato adottato con scopo ritorsivo dopo che l’architetto aveva parlato con la polizia giudiziaria; il no ritenuto pretestuoso alla domanda di distacco al Polo museale avanzata anche per motivi di salute da Mazzini; le richieste pretestuose o anomale nei suoi confronti; l’aver causato una forma di depressione, tale da rendere Mazzini inabile al lavoro per 40 giorni. — P.S.
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