Il Tirreno

Grosseto

tribunale/2 

Due anni per stalking ai danni della ex moglie Messaggi e appostamenti

Alfredo Faetti

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Quei mesi passati nella paura sono stati tradotti in due anni di reclusione. A tanto ammonta la condanna che il giudice Marco Mezzaluna ha disposto nei confronti di un 48enne di origini albanesi, colpevole secondo la sentenza del reato di stalking.

Una vicenda nata e chiusa (almeno in primo grado) interamente nel 2018, suddiviso tra i primi sei mesi, in cui l’uomo ha vissuto il tramonto del suo matrimonio con l’ex moglie, una donna residente a Grosseto, e gli altri sei, durante i quali si è svolto il procedimento culminato con la sentenza. I problemi all’interno della coppia avevano iniziato ad emergere già a gennaio, quando il 48enne aveva mostrato i primi atteggiamenti aggressivi. In quelle settimane era in corso la loro causa di separazione, ma l’uomo non voleva sentirne della fine della loro storia, così aveva iniziato ad appostarsi quotidianamente sotto casa della donna o davanti alla sede del suo posto di lavoro. Aveva iniziato a pedinarla, a telefonarle senza sosta e a sommergerla di messaggi tramite Whatsapp, per poi passare direttamente alle offese. Una serie di maltrattamenti a cui erano seguite vere e proprie minacce, una su tutte quella di portar via il figlio minore alla donna. Tra maggio e luglio poi la violenza delle parole ha preso le sembianze dei fatti, quando l’uomo aveva minacciato l’ex moglie con un coltello durante una lite; oppure quando aveva costretto la donna a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine a Marina di Grosseto visto che la intralciava continuamente a bordo della sua auto. Un caso in cui erano stati chiamati in causa anche i servizi sociali, che avevano preso in cura il bambino in una casa famiglia sull’Amiata.

Ed è proprio su questo aspetto che interviene la madre, alla luce della sentenza. La donna rivendica la sua posizione già espressa nei mesi scorsi con proteste anche plateali: «Non sono mai stata ascoltata dai servizi sociali – dice oggi la donna – Nessun bambino dovrebbe soffrire l’incubo che ha vissuto mio figlio. Finalmente giustizia è fatta». — Alfredo Faetti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera