Il presidio
Banca d’Italia chiude i battenti.Dal 21 soltanto servizi on line
Arriva a conclusione un processo graduale iniziato una decina di anni fa. I sindacati: «Territorio abbandonato senza vere giustificazioni tecniche»
GROSSETO. Il prossimo 21 dicembre chiude per sempre la filiale cittadina della Banca d’Italia, una decisione presa e annunciata da tempo, passata sotto silenzio, che allontana da Grosseto servizi importanti per la collettività, per cittadini e imprese. Le uniche sedi in Toscana sopravvissute ai tagli sono quelle di Firenze e Livorno.
«I servizi – come recita l’avviso al pubblico affisso in filiale – continueranno a essere offerti in via telematica o per posta». Il piano di tagli, che prevedeva il definitivo abbandono dello stabile, fu a suo tempo decretato del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si ritenne opportuno procedere a una riorganizzazione territoriale, visto l’avanzato stato di informatizzazione delle procedure, lasciando soltanto 39 filiali in tutta Italia. Nel 2015 erano oltre novanta.
Banca d’Italia, a Grosseto, ha raggiunto il proprio apice tra la fine degli anni Novanta e il Duemila, quando negli uffici del palazzo di via Matteotti si contavano trenta persone al lavoro, suddivise tra segreteria, riscontro e tesoreria, cassa. Grosseto faceva parte, già da tre anni, di un lungo elenco di “rami secchi”.
Ma la verità, secondo i sindacati, è ben diversa. «Abbandonare i territori – spiega Francesco Panagi, rappresentante nazionale di Falbi-Bankitalia – risponde solo a logiche politiche e non ha mai trovato alcuna giustificazione dal punto di vista tecnico. Ciò che vediamo maturare oggi è la conseguenza finale di un primo intervento strutturale auspicato da Mario Draghi già nel 2008, dieci anni fa, quando ventilò per la prima volta la rinuncia a decine di filiali per ottenere un presunto risparmio di circa 80 milioni annui».
È stato un processo graduale; prima dal palazzo di via Matteotti 35 usciva il denaro (e rituale, quanto sorvegliato per la loro sicurezza, era l’andirivieni degli incaricati dei vari uffici statali per le incombenze mensili), poi – pian piano – sono stati ridotti i servizi fino all’attuale dismissione della sede. Già da tempo non esistevano più gli incassi, i versamenti, la verifica delle banconote sospette di falsità, il cambio monete, l’emissione e il pagamento dei vaglia. Ultimamente erano rimasti servizi come il controllo dati della Centrale dei rischi e della Centrale d’allarme interbancaria e l’Arbitrato bancario finanziario.
Dei 17 dipendenti alcuni sono stati accompagnati alla pensione, altri hanno trattato una buonuscita, altri ancora si sono, obtorto collo, trasferiti.
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