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L’atmosfera di Natale: chi la detesta e chi la adora
Ci sono anni in cui vorresti prendere lezioni di golf per centrare le palle degli alberi E anni in cui scivoli nel flusso caldo di zampogne e presepi
stefano adami
Sono degli anni in cui l’atmosfera natalizia risulta urtante ed urticante. Chissà perché.
O meglio, volendo lo si potrebbe sapere, il perché, ma si lascia perdere. Meglio non indagare.
Anni in cui i canti di Natale vi fanno venire il mal di mare. Anni in cui vorreste – con la cazzuola in una mano e la paiolina nell’altra – tirare su dei muretti davanti ai presepi esposti in pubblico. Sì, anche quelli dentro le chiese.
Anni in cui quando si passa sotto le luminarie nataliche in centro, si sviene, di botto. In cui si desidera pelare con lunghe forbici gli alberi che il comune ha fatto mettere nelle piazze centrali della città. Trovare una mazza da golf, prendere qualche lezione, per centrare a regola d’arte tutte le palle degli alberi.
Anni in cui vorreste bucare la zampogna del povero zampognaro. Proprio mentre soffia, naturalmente. Le pubblicità di Natale in tv, continue, ossessive, vi spingono a disdire il canone. Il fatto è che non è così facile. È più facile iscrivere all’anagrafe un figlio falso. Non parliamo poi dei gruppi che arrivano in centro, per guardare le vetrine. Per farsi venire qualche idea per i regali. Quei gruppi vi incitano alla corrida. Come? Vi hanno augurato “buone feste”? Tutto va al contrario. In quegli anni.
E ci sono anni, invece, in cui quella stessa atmosfera natalizia, quelle luci, quei canti, quegli auguri stradali, vi lasciano davvero inteneriti. Il tempo passa, e lima gli angoli originari. Lima anche il cerebro, forse.
Fatto sta che, in quegli anni, l’intero complesso delle atmosfere natalizie vi avvolge come un flusso d’acqua calda, proveniente da chissà dove. E voi vi lasciate avvolgere, vi lasciate andare. Scivolate nel flusso caldo. Finalmente.
Lo zampognaro che trombeggia dentro al sacchetto, vestito di pelli e zoccoli, è un fratello. Le recite natalizie dei bimbi di amici e parenti, a cui siete invitati, vi fanno giubilare, sono delle rivelazioni di profonde verità. I presepi vi spingono a infilarvi anche voi, travestirvi da pastorello, trasferirvi nella grotta. Le pubblicità televisive andrebbero registrate, per riguardarle. E i membri della comunità umana che osservano le vetrine, benvenuti. Guardate, analizzate, studiate, acquistate. Regalate.
In quegli anni buoni, tutto è fratello. Mentre uscite di casa, attraversate una strada, osservate un presepino, tradisce una punta d’acqua sospetta. Sì, proprio lì. All’angolo dell’occhio. Oddio. In che anno siamo stavolta? —
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