Il Tirreno

Grosseto

Non bastano iniziative sporadiche per far tornare la gente in centro

Non bastano iniziative sporadiche per far tornare la gente in centro

Dislocamento di uffici e funzioni tra le cause del disamore nei confronti della città 

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la riflessione

Molto spesso mi chiedo, vivendo in un centro che sembra sempre più vuoto, dove siano finiti i grossetani e, soprattutto, dove sia finito l’orgoglio di essere grossetani. E, ancora, quali siano i luoghi di aggregazione che i grossetani oggi frequentano, mentre ci sono negozi del centro che chiudono definitivamente anche se siamo sotto Natale (da lunedì è chiusa l’edicola di Porta Nuova, la seconda a chiudere in centro in questo anno e la quinta in tutta la città) mentre devo fare sempre più spesso, mio malgrado, i conti con un progressivo disamore verso l’anima e la storia della nostra città.

Scoprire sabato sera un Corso (finalmente) affollato è stato così per me una bellissima emozione.

La morte del centro ha origini più lontane e complesse: è l’effetto di scelte di pianificazione urbana errate, scelte fatte in un lungo arco di tempo, in pratica a partire dagli anni Settanta. Scelte che hanno fatto sì che la città si sia allargata insensatamente e che si siano creati quartieri che non hanno più nel centro il loro punto di riferimento (mentre le conseguenze di questo allargamento insensato venivano ulteriormente aggravate dal dislocamento di funzioni e uffici in altre zone lontane dal centro storico).

Così si è impedito che la città e i suoi spazi potessero contribuire alla formazione di un senso di appartenenza sociale e di identità culturale locale. Le amministrazioni che si sono succedute negli anni non sono state capaci di incentivare o di risvegliare questo senso di orgoglio e identità: non c’è più l’orgoglio di essere grossetani, di mostrarsi come tali e di incontrarsi nei luoghi che rappresentano la nostra comunità, preferendo quei luoghi del consumismo impersonale che negano qualunque senso di appartenenza. Mentre la comunità sembra forse volersi riconoscere più nell’unicità del suo territorio che non in quella della propria città di riferimento e così si rischia di diventare cittadini del nulla.

Certamente i due centri commerciali sono diventati nuovi luogo di riferimento sociale, contribuendo, pur non essendo i colpevoli, allo svuotamento del centro storico (ma di questo svuotamento, ripeto, è ugualmente colpevole il parallelo svuotamento delle funzioni del centro storico) e alla perdita di identità culturale e civica della società locale. E’ da qui che nasce il degrado legato ad atti di violenza verso la città e i suoi abitanti. Anche se questi non sono fenomeni solo di Grosseto, ma oramai di tutte le città contemporanee.

Ci sono i rimedi? Certamente. Ma non certo portando avanti iniziative occasionali, varando invece azioni sistematiche capaci di ricreare il senso di appartenenza alla comunità attraverso la frequentazione e la integrazione della parte storica alla vita della città, sviluppandone il senso civico (anche nei nuovi cittadini, anche in chi non è nato a Grosseto ma a Grosseto oggi vive). Questo è forse il momento più opportuno per ripensare la città approfittando dell’incarico dato da poco per il progetto del piano strutturale e del piano operativo.

Giuseppe Chigiotti

architetto

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