Il presidio
Slot svaligiate al Casalone Poche prove, assolto
grosseto. Nell’autunno 2010, i furti nei locali e l’allarme per le slot machine svaligiate suonava spesso. Tanto che, i carabinieri erano riusciti, dopo indagini approfondite, ad arrestare tre persone per i colpi messi a segno alla sala scommesse dell’ippodromo del Casalone, dove, in una settimana i ladri erano entrati due volte e dove erano riusciti a scappare, ogni volta, con 12mila euro di bottino e per il furto avvenuto al Blu caffè, dove era stata portata via la macchinetta cambia soldi con 700 euro circa all’interno.
Tra il 7 e il 18 ottobre del 2010 non c’era stata pace per i gestori della sala scommesse e per i proprietari dei bar: i carabinieri del nucleo investigativo dei carabinieri, attraverso un’indagine cominciata con l’acquisizione delle immagini della telecamera di videosorveglianza di un negozio davanti al Casalone, avevano individuato un uomo mentre scappava. E da quelle immagini, erano partite le indagini sulle celle telefoniche. Tre persone erano state individuate. Ladri pendolari, che abitavano a Roma e che si erano spostati in Maremma per mettere a segno quei furti. I carabinieri avevano arrestato tre romeni: Titu Vaduva, Sorin Daniel Popete e Costantin Ivan. Quest’ultimo, è stato processato per furto aggravato ma il giudice Giovanni Puliatti lo ha assolto seppure con formula dubitativa.
Il sostituto procuratore aveva chiesto nei confronti dell’uomo una condanna a cinque anni di reclusione e 2mila euro di multa.
L’imputato, di origini romene, ha 42 anni ed è stato difeso dall’avvocato Furio Faranda del foro di Roma che ha chiesto e ottenuto l’assoluzione per l’imputato. Secondo il giudice infatti, le deduzioni investigative e i riscontri incrociati che hanno portato i militari a individuare Constantin come uno degli autori dei tre colpi non sono sufficienti per una condanna: gli unici elementi che infatti riportavano all’uomo erano due controlli dei carabinieri ai quali il quarantaduenne era stato sottoposto.
L’attività della banda, tracciata attraverso i tabulati telefonici, non è stata accertata completamente e per questo, nonostante i forti dubbi, il giudice ha deciso di mandare assolto l’uomo. — F.G.
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