Il Tirreno

Grosseto

La Parolaccia brinda ad un secolo di vita: "Tutto è iniziato da una bottega..."

Sara Landi
La Parolaccia brinda ad un secolo di vita: "Tutto è iniziato da una bottega..."

Tutto cominciò il 3 dicembre 1918 quando nonno Ippolito aprì uno spaccio di liquori. La storia del locale e del mitico Primo

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GROSSETO. «Che si fa, si va da Primo alla Parolaccia? . Chissà quanti grossetani almeno una volta hanno detto questa frase per pianificare una bella cena in famiglia o tra amici a base di genuini piatti maremmani. E lo hanno continuato a dire anche dopo che lo storico gestore è venuto a mancare nel 1983 perché ormai il ristorante era diventato un tutt’uno con il suo titolare. Ma grazie alla coesione e all’amore della sua famiglia non solo l’attività è sopravvissuta a Primo ma compie quest’anno cento anni di vita.

Era il 3 dicembre 1918 quando nonno Ippolito Sandri ottiene la licenza per vendere vini e liquori in località La Canonica a Roselle. A raccontare la storia è la nipote di Ippolito Sandri, Franca Bartolini, che insieme al marito Maurizio Neri sta lavorando a una pubblicazione dedicata al ristorante ma anche alla storia di Roselle in occasione del traguardo del centenario. «Purtroppo alcuni mesi fa è morta la moglie di Primo, Maria conosciuta da tutti come Alba, che dopo la morte del marito ha lasciato il suo lavoro per mettersi ai fornelli del ristorante dedicandogli gli ultimi 35 anni della sua vita. Non ce la sentiamo di festeggiare come avremmo voluto ma i cento anni dell’attività meritano comunque di essere celebrati».

Torniamo al fondatore Ippolito che dal matrimonio con Franca Corsini nel 1919 ha tre figlie: Palmira, mamma di Franca Bartolini, Viola e Maria detta Alba, che diventa infermiera e nel 1956 sposa Primo Stefanucci, di mestiere badilante. Dopo le nozze però la suocera lo chiama a gestire l’attività alla Canonica che nel frattempo si è espansa. «Era la tipica bottega di paese – spiega Franca – in cui si trovava un po’di tutto ed essendo sulla strada tra Grosseto e Siena funzionava anche da stazione di posta. E poi c’erano i rosellani che venivano anche solo per un bicchiere di vino o per fare una partita a carte. Nonna Franca preparava anche da mangiare per chi glielo chiedeva, così piano piano l’attività di ristorazione ha preso campo».

Con Primo e la sua battuta sempre pronta il ristorante entra nella storia come “La Parolaccia”. Il figlio di Primo, David Stefanucci, porta oggi avanti il locale insieme alla cognata, Susanna Colangeli, moglie di suo fratello Sandro, al loro figlio Giulio e al resto dello staff. Neanche David ricorda di preciso quando sia nato il nome ma sicuramente è un omaggio scherzoso di amici e compaesani al carattere di Primo, ben rappresentato anche in una caricatura firmata da Gostinicchi (il ragioniere capo del Comune e vignettista che ha ritratto tanti personaggi della Maremma, scomparso qualche anno fa). Il grande ritratto è incorniciato all’ingresso del locale ed è stato scelto anche come logo dei biglietti da visita della Parolaccia. La dedica che lo accompagna dice tutto del personaggio di Primo, definito “cignale di Roselle che serve parolacce e tagliatelle”.
 

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