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I quartieri si uniscono in rete Da viale Uranio la proposta
La zona che ha combattuto contro la chiusura dei pozzi per irrigare i giardini lancia l’idea di una class action «Lavorare così è antistorico»
grosseto. Non solo via Mascagni. La protesta si allarga e ingloba il malcontento anche di persone che abitano in altri quartieri del capoluogo che in questi anni si sono trovati a dissentire con le scelte sul verde pubblico fatte dall’amministrazione comunale. E sebbene ieri fossero presenti anche alcuni consiglieri comunali d’opposizione (Pd, Passione per Grosseto, M5s), quel che più ha colpito è stata la massiccia adesione di semplici cittadini, preoccupati per il patrimonio verde della loro città, per l’aria che respirano, per l’ambiente che rischia di essere degradato.
Gli stessi organizzatori, il comitato Impronta verde, arrivano dal quartiere Pace. Da lì hanno sostenuto la protesta dei cittadini in varie zone. E c’erano anche altri cittadini, quelli dell’associazione Grosseto al centro, con in testa Matteo Della Negra, che negli scorsi anni ha acceso i riflettori sui danni delle capitozzature.
Ieri, in corteo, c’erano anche cittadini di Gorarella e di viale Uranio, a cavallo tra Verde Maremma e Barbanella. Tra loro Maria Grazia Volpe, una rappresentante del comitato nato proprio in Verde Maremma che ha raccolto 200 firme l’anno scorso contro la scelta del Comune di chiudere i pozzi irrigui. «Sono qui per cercare di fare rete – dice Volpe – perché la problematica del verde è sempre più impellente a Grosseto e l’esperienza dei pozzi lo dimostra. Nei quartieri la gestione del verde si traduce in abbattimenti di alberi, niente irrigazione, nessun impianto di nuovi alberi al pari dei pini. Lavorare così è antistorico. Come si fa a difenderci dai cambiamenti climatici?». Volpe ha avuto un lungo e cordiale scambio con la portavoce di Impronta verde Daniela Truzzi. «Secondo me la strada da seguire è quella di una class action», dice Volpe. — F.F.
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