Il presidio
Suolo pubblico, bagarre in consiglio comunale
Via libera al nuovo regime, la tassa diventa canone. E rimane anche l’ipotesi dell’aumento del 150% per le aree di pregio
La Tosap, la tassa che paga chi occupa il suolo pubblico va in pensione. Arriva il Cosap, che è un canone. Il consiglio comunale ha approvato ieri il regolamento con cui verrà applicato il nuovo regime impositivo, che – tra altre novità – prevede sanzioni più pesanti per chi non paga (pari al 50% della somma dovuta e non onorata) e maglie più strette nella tempistica dei controlli: 18 sono stati i voti favorevoli e otto quelli contrari. Proprio su questo tributo, la discussione nella pubblica assise è sfociata in bagarre: tra l’assessore al bilancio Giacomo Cerboni e il consigliere di Lista Mascagni Sindaco Carlo De Martis. La materia del contendere, come anticipato giovedì dal Tirreno, è l’articolo 22 comma 1 del nuovo regolamento.
l’articolo contestato
De Martis e il consigliere Pd Marco di Giacopo hanno presentato un emendamento – condiviso dal centrosinistra – che chiedeva l’abrogazione del comma 1 dell’articolo 22 del nuovo regolamento per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche; tale comma prevede la possibilità da parte della Giunta di incrementare «fino al 150%» il canone per l’occupazione di «aree di particolare interesse o pregio». L’emendamento è stato respinto: 11 voti favorevoli, 17 contrari; quindi resta in vigore.
«spada di damocle»
L’assessore Cerboni ha spiegato nei giorni scorsi al Tirreno – e ha confermato la medesima linea anche nel consiglio comunale di ieri – che quel comma «rappresenta solo un caso di scuola», «una norma di salvaguardia delle aree cittadine di pregio» e che «neppure è detto che verrà mai applicato». Il chiarimento di Cerboni non ha però convinto l’opposizione. Il punto «non è tanto quello di aprire – spiega De Martis – alla possibilità di incrementare il canone fino al 150% attribuendo, pur legittimamente, alla Giunta prerogative che prima erano di competenza del consiglio comunale, quanto il fatto che tale possibilità (l’asticella che può sollevarsi fino al 150%, ndr) rappresenta una spada di Damocle per un operatore economico che volesse investire, per esempio, nel centro storico, sulle Mura o sul lungomare di Marina qualora quest’ultimo venisse riconosciuto come area di pregio». Si tratterebbe insomma, secondo De Martis, di una sorta di disincentivo perché l’esistenza nella norma di quell’opzione «produce comunque degli effetti». Non è insomma una questione di tariffe che Cerboni –ha assicurato – non aumenteranno.
la baruffa
Ma è «quella mancanza di una visione d’insieme – che De Martis ha attribuito alla Giunta Vivarelli Colonna – insieme alle questioni dell’illuminazione sulle Mura, Cavallerizza e Città Visibile» che ha mandato il confronto in corto circuito. «Come poi questa opzione di incremento verrà gestita – conclude De Martis – ancora non l’abbiamo capito. E, ultimo dettaglio: approvi un nuovo regolamento senza (non si dice la condivisione ma) il coinvolgimento delle associazioni di categoria?». –
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