Il presidio
Rivendite di biciclette svaligiate nella notte Aperto il dibattimento
Sotto processo uno dei componenti della banda di moldavi I colpi furono messi a segno da Tommasini, Botarelli e Mbm
In un paio di casi sarebbero stati in quattro: ed erano quelli in cui erano state portate via decine di costose biciclette. Negli altri tre sarebbero stati in cinque: ancora biciclette ma anche un furgone e quattro motori marini Yamaha (questi ultimi da un rimessaggio di Orbetello, maggio 2014).
Di fatto, il processo in corso alla banda delle bici vede due imputati; anzi, per la precisione uno solo perché per uno dei due è stato fatto uno stralcio e gli atti sono tornati alla Procura a causa di un errore materiale sulla data di nascita nel decreto di citazione. E comunque Ilie Iabanji, moldavo di 33 anni, risulta irreperibile. Aperto ieri davanti al giudice Giovanni Puliatti il processo nei suoi confronti per furto aggravato in concorso. A lui e a Petru Pitel, connazionale di 38 anni, arrestato quattro anni fa e poi tornato in libertà (anche lui irreperibile), la Procura contesta i raid che avevano preso di mira le rivendite di biciclette di Grosseto e Marina di Grosseto. Nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2013, dopo aver rotto il lucchetto del cancello esterno e due porte dell’esercizio) fu colpita la ditta Tommasini di via Nepal: sparirono 45 biciclette, componenti e assemblaggi come ruote in carbonio, freni e altro di alta gamma), 7 scarpe, vario cardiofrequenzimetri e un computer. Il danno era stato stimato in 110.000 mila euro. I titolari avevano ricostruito che i ladri hanno utilizzato il montacarichi per salire al piano superiore, quello della sala esposizione, e con lo stesso mezzo avevano fatto la spola con il piano terra.
Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2014 toccò invece a Botarelli di Marina di Grosseto: 39 biciclette per un valore complessivo di 12mila euro. Il titolare aveva spiegato che i ladri avevano usato della vernice per non far scattare l’allarme.
La notte del 28 maggio 2014 il colpo grosso avvenne da Mbm di via India: 120mila euro, tra biciclette, accessori, componentistica e abbigliamento tecnico. Qui, sempre nella notte, erano stati forzati il cancello esterno e una finestra. Quella stessa notte, per commettere questo stesso furto, era stato rubato un Fiat Ducato appartenente alla ditta Elfos, che si trovava all’interno di un’autocarrozzeria della vicina via Giava: in questo caso, il gruppetto (con Pitel e Iabanji altre tre persone) si sarebbe impossessato del furgone dopo aver rotto il perno del cancello dell’officina. Le immagini del sistema di videosorveglianza di Mbm avevano ripreso tutta la scena ed erano poi state consegnate ai carabinieri. Di tutto quel materiale non è più stato ritrovato nulla: tempo addietro uno dei titolari riconobbe alcuni degli oggetti rubati su un sito straniero, ma non ci fu modo di recuperare alcunché.
Ieri mattina l’apertura del processo; la prossima udienza si terrà a febbraio, dovranno essere sentiti i primi testimoni dell’accusa, ieri rappresentata dalla viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini. —
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