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Dal Grossetano 5 Comuni in corteo Il decalogo a favore delle centrali
I sindaci di Santa Fiora, Arcidosso, Roccalbegna, Montieri e Monterotondo oggi a Larderello. Il comitato: “Smontiamo le fake news”
Cinque comuni della provincia di Grosseto partecipano stamani alla manifestazione organizzata dal comitato Geotermia sì a Larderello in difesa del mantenimento dei fondi pubblici al settore, contro l’esclusione della geotermia dal decreto Fer per l’incentivazione delle rinnovabili.
Dalle vicine Colline Metallifere andranno a Larderello i sindaci di Montieri e Monterotondo Marittimo. Dall’Amiata quelli di Santa Fiora (sede delle centrali Enel green power), Arcidosso e Roccalbegna, oltre a Piancastagnaio (Siena) dove la nuova centrale che Enel vorrebbe costruire potrebbe essere a rischio.
Un’adesione trasversale che fa forza sul decalogo che Geotermia sì ha preparato per cassare – dicono gli esponenti del movimento – le bufale che si affastellano sulla questione.
I dieci punti ribadiscono che «la geotermia è una fonte totalmente rinnovabile e inesauribile a scala umana, perché l’energia coltivata attraverso il vapore è il calore terrestre». E ribadiscono che «le attività minerarie sulle postazioni si eseguono non perché si esaurisca la risorsa che è sempre disponibile, ma perché gli impianti necessitano di manutenzione».
Per gli incentivi si specifica che «solo alcune centrali sono attualmente incentivate, secondo due decreti. Nel 2017 due centrali hanno ricevuto gli incentivi secondo il Dm 6/7/2012 per circa 17 milioni di euro, mentre altre 14 sono incentivate con il meccanismo degli ex Certificati Verdi per circa 84 milioni. Questi sono destinati a diminuire per poi scomparire entro il 2028».
E oltre le ricadute occupazionali cos’altro dà la geotermia ai territori? «Annualmente – si legge nel decalogo – la società che gestisce le centrali geotermiche, tra concessioni e royalties per la produzione, paga a Regione e Comuni circa 30 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono in caso di costruzione di nuove centrali 650mila euro/MW installato (di solito 13 milioni di euro in totale) e pagati in 10 anni».
Poi c’è anche l’impiego del calore per il teleriscaldamento che contribuisce a diminuire l’inquinamento dei centri urbani e il suo utilizzo per le serre e la filiera enogastronomica che si riunisce nella Comunità del cibo ad energia rinnovabile, fondata dal Consorzio sviluppo aree geotermiche, Slow Food Toscana e Fondazione Slow Food per la biodiversità. Il calore geotermico viene usato anche da attività artigianali e industriali, sia nell’area geotermica tradizionale sia in Amiata, con risparmi economici e benefici per l’ambiente.
E infine il decalogo tocca i punti più dibattuti, acqua e terremoti. «Non esiste interazione fra il serbatoio geotermico e le falde idropotabili come dimostrano gli studi fatti da Cnr e varie Università Italiane», dice il decalogo. Ugualmente, si esclude che la geotermia provochi terremoti. Si ribadisce infine che «il fluido emesso dalle centrali è costituito prevalentemente da vapore acqueo (92-98%). Gli inquinanti, mercurio, idrogeno solforato e ammoniaca, vengono abbattuti dagli impianti AMIS installati in tutte le 34 centrali e sono largamente al di sotto dei limiti imposti dalla legge». —
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