Trombì fuori, Ariganello: «È tutto da rifare»
Il leader provinciale Pd silura il metodo della messa alla porta e della nomina di un sostituto. E apre al commissariamento
C’è lo spettro del commissario sul Pd di Monte Argentario. Sembra tutt’altro che conclusa la vicenda interna del Partito Democratico. La nomina del nuovo segretario dell’unione comunale Guido Dubbiosi e del suo direttivo da parte dei tesserati potrebbe non essere l’ultimo tassello di una questione partita oltre un anno fa e conclusasi con l’elezione al congresso di Giuseppe Trombì prima e la sua successiva sfiducia poi. Se, da una parte, la vecchia guardia ha deciso di prendere in mano la segreteria con il sollevamento dell’incarico di Trombì, dall’altra c’è la commissione di garanzia regionale che dovrà decidere se accogliere o meno il ricorso presentato proprio dall’ex segretario contro la messa alla porta. E ora la novità: l’ipotesi di un commissariamento fino al prossimo congresso: «Hanno fatto una forzatura con l’assemblea di sfiducia nei confronti di Trombì – sottolinea il segretario provinciale Pd Gesué Ariganello – Era iniziato un percorso politico per mettere insieme le due anime del partito, e si è miseramente interrotto. Non si riesce a farli dialogare, quindi insieme al regionale stiamo valutando se azzerare tutto e rifare il congresso. L’ipotesi è in relazione al congresso nazionale, c’è bisogno di fare un reset, altrimenti diventa complicato gestire tutto. Di fatto non ci sono stati i passaggi giusti con i nostri organismi, quindi la cosa è impugnabile e a Trombì è ricorso alla commissione di garanzia: ci vorrà qualche giorno per conoscerne l’esito».
E vediamo quali saranno i prossimi passaggi. «Per il congresso dobbiamo vedere i tempi – aggiunge Ariganello – l’intenzione è di unire tutto al congresso nazionale a febbraio, ma date certe non ne sappiamo. Il ricorso al regionale sarà esaminato nei prossimi giorni, l’impressione è che non si riesca ad uscirne in maniera politica. Se non si trova altra soluzione, individueremo un commissario che traghetterà il partito fino al nuovo congresso. Le elezioni che hanno fatto adesso di fatto non sono valide. Noi avevamo nominato due segretari di circolo, ovvero Leonardo Bosa e Giorgio Rizzardi dell’area del partito precedente, con Trombì che doveva rimanere. Loro hanno fatto un’azione di sfiducia ma non sono stati fatti i passaggi giusti. Politicamente ne terremo conto, ma davanti alla commissione di garanzia questa forzatura verrà sicuramente azzerata».
«Questa cosa si trascina da troppo – conclude Ariganello – quindi bisogna rifare il congresso, non ci sono alternative. In base allo statuto è l’unico modo per avere organismi al 100% funzionanti. Il percorso politico è stato fatto solo per riportare dentro chi era rimasto fuori. Ma il percorso non si è concluso perché hanno voluto che Trombì si dimettesse, dandogli la sfiducia e autogovernandosi con un’assemblea degli iscritti neanche convocata dal segretario dell’unione, come invece dovrebbe essere. Così si rientra nel meccanismo dei ricorsi e non si va da nessuna parte. Bisogna ripartire da zero con un congresso. Noi vigileremo perché che non succedano più vicende come quella dei tesseramenti e avvenga tutto in maniera ordinata avendo un commissario». —
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