Il Tirreno

Grosseto

la risposta ad andrea ulmi 

L’attacco di Limatola «Se devo farmi curare so a chi non rivolgermi»

G.B.

Il sindaco di Roccastrada  è nella giunta esecutiva del Coeso: si rivolge al presidente della Lega che guida gli Odontoiatri

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GROSSETO. Sulla polemica sollevata dalla Lega di Grosseto e sulla presenza (sgradita) di studenti extracomunitari all’Istituto Leopoldo II di Lorena dice la sua anche il sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola, in qualità di membro della giunta esecutiva del Coeso. Limatola è durissimo nei confronti di Andrea Ulmi. «Adesso – scrive – so a chi non rivolgermi se devo farmi curare. Leggere le dichiarazioni del segretario-medico della Lega da un lato mi lascia allibito, dall’altro mi spaventa. Affermare, infatti, che la semplice condivisione di uno spazio possa far contrarre malattie, in particolar modo l’Hiv, significa creare un procurato allarme, paura e preoccupazione immotivate». Poi Limatola smonta le altre inesattezze, definendole “falsità”. «Forse la Lega grossetana – aggiunge – vuole attaccare il Comune di Grosseto, addossandogli responsabilità che non esistono. Lo stesso Comune di Grosseto, impegnato in maniera attiva e con spirito di collaborazione all’interno del Coeso insieme a tutti i Comuni membri, non può infatti affidare i richiedenti asilo a chicchessia, come invece hanno scritto Ulmi e Lolini. Queste persone, su mandato del Ministero dell’Interno, vengono affidati alle Prefetture che, a loro volta, stabiliscono degli accordi con soggetti privati, gestori dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Al momento, Comuni, istituzioni come il Coeso e altri enti sono del tutto esclusi da questo rapporto». Secondo Limatola le valutazioni da fare sono due: «o il segretario Ulmi non conosce le norme e le procedure, oppure ha deciso volontariamente di divulgare notizie false (un po’ come facevano gli untori al tempo della peste), per screditare l’operato dell’amministrazione comunale che sostiene come forza di maggioranza».

Limatola spiega infine il ruolo della Società della Salute e la prassi virtuosa messa in campo in provincia di Grosseto, già dal 2014, «e che ovviamente Ulmi ignora». Un protocollo che prevede, all’arrivo dei richiedenti asilo sul territorio, una serie di controlli medici molto approfonditi, proprio per evitare di diffondere malattie trasmissibili. In quattro anni sono state fermate, per ragioni sanitarie (scabbia e tubercolosi), una decina di persone, a fronte delle 2.500 transitate in Maremma. «Ulmi – conclude Limatola – vuole lasciar intendere cose che non sono. Gli consiglio di informarsi bene e smetterla di creare allarmi immotivati». — G.B.

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