Il Tirreno

Grosseto

Fucilata alla gattina del paese. È giallo su chi l’abbia uccisa

Ivana Agostini
Fucilata alla gattina del paese. È giallo su chi l’abbia uccisa

Psicopalla è stata trovata morta in piazza Ricasoli dalla famiglia che la ospitava. È stata colpita da arma ad aria compressa

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PORTO ERCOLE. Grandi occhi verde incastonati in un musetto simpatico e affettuoso. Si presentava così, Psicopalla, una gattina randagia che viveva nel paese di Porto Ercole vecchio. La micia, nei giorni scorsi, è stata uccisa da un’arma ad aria compressa. Psicopalla era la gattina di tutti. Si faceva coccolare e, ultimamente, pur avendo mantenuto la libertà di entrare ed uscire a suo piacimento, aveva trovato casa presso una famiglia di Porto Ercole. La gattina è stata trovato senza vita in piazza Ricasoli proprio da chi che l’aveva adottata.

La storia di Psicopalla la raccontano al Tirreno Rosangela Bistazzoni ed Egidio Lorenzini. Era stata proprio Rosangela a darle il nome di Psicopalla. «Aveva dei grossi occhi verdi, era cicciotella con la zampine corte – dice – Un giorno, quando aveva i cuccioli, prima di essere sterilizzata, si avvicinò un alano e lei reagì per proteggere i suoi gattini. Il grosso cane nemmeno la considerò ma lei, che era di indole dolce, sapeva diventare una tigre quando era necessario».

La gatta è morta da alcuni giorni. Rosangela spiega perché lei e il marito hanno aspettato prima di raccontare al Tirreno la fine di Psicopalla. «Abbiamo atteso i risultati dell’autopsia – dice con la voce rotta dal pianto Rosangela – Ora che l’esame fatto dalla veterinaria ha confermato che la morte della gatta non è stata naturale, abbiamo deciso di sporgere denuncia ai carabinieri». La gattina era uscita di casa per fare il suo solito giretto: amava stare in piazza, accoccolarsi sul tetto delle macchine, strusciare le gambe di chi si sedeva sulle panchine. Qualcuno, chissà, potrebbe aver giudicato questo comportamento troppo invadente tanto da decidere di imbracciare un arma ad aria compressa e spararle: se la volontà fosse quella di ucciderla o solo di spaventare l’animale, Rosangela ed Egidio non lo sanno. Di certo l’epilogo è stato il più tragico.

Il colpo sparato le ha reciso un’arteria: la gatta è morta per emorragia interna. È stata una morte crudele. La micia aveva avuto persino qualche attimo di celebrità: la sua immagine era arrivata in Giappone, il suo musetto era stato visto per due volte ripreso dalle telecamere di Linea Blu, durante le puntate registrate a Porto Ercole.

Egidio, che si è per molto tempo occupato della colonia felina del paese vecchio, e lo fa ancora, ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri della stazione locale per capire chi possa aver commesso un gesto tanto efferato contro una bestiola che non cercava che coccole ed affetto. Non a tutti possano piacere i gatti ma per allontanare un animale domestico che non si desidera avere intorno ci sono tanti modi civili per farlo. A Porto Ercole ci sono le telecamere. Può essere che l’occhio elettronico abbia visto chi ha colpito a morte la povera micia lasciandola agonizzante in piazza Ricasoli. «Ho intenzione di rivolgermi al sindaco di Monte Argentario Franco Borghini – conclude Rosangela – (i gatti randagi sono del sindaco) chiedendo che il Comune si costituisca parte civile in questa vicenda. Queste cattiverie gratuite devono essere punite. Spero che chi l’ha uccisa si renda conto del gesto che ha commesso».


 

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