«Procedure rigorose sul fronte della salute e della legalità»
I DATI Al di là delle polemiche politiche, il Coeso puntualizza come funziona l’accoglienza dei migranti dal punto di vista sanitario. Pubblichiamo integralmente la nota.In provincia di Grosseto, l’ac...
I DATI
Al di là delle polemiche politiche, il Coeso puntualizza come funziona l’accoglienza dei migranti dal punto di vista sanitario. Pubblichiamo integralmente la nota.
In provincia di Grosseto, l’accoglienza e la gestione dei richiedenti asilo è sempre avvenuta attraverso il sistema dei Cas, centri accoglienza straordinaria, che sono gestiti dalla Prefettura, su mandato del Ministero dell’interno, attraverso rapporti stabiliti con soggetti privati (cooperative e associazioni soprattutto). I Comuni non hanno nessuna competenza in merito, quindi, nessuna amministrazione comunale può avere affidato dei migranti a chicchessia.
Inoltre, nella provincia di Grosseto è stata avviata, sin dal 2014 tramite un protocollo tra enti, una prassi, tra le prime in Italia, per cui all’arrivo dei richiedenti asilo vengono attuate dalla Asl una serie di visite mediche scrupolose.
In questi anni sono transitati sul territorio e hanno quindi usufruito dei servizi previsti da questo protocollo, circa 2mila 500 migranti e nessuno di loro ha mai raggiunto un Cas senza una certificazione dei sanitari sulle loro buone condizioni di salute. Ogni volta che, con un’analisi accurata della sintomatologia, si è sospettata la presenza di malattie, comprese quelle diffusive, sono stati effettuati controlli medici attenti, senza il superamento dei quali il richiedente asilo non veniva neppure inviato in Questura per il fotoriconoscimento.
Una volta effettuati i controlli e assegnati i richiedenti asilo ai vari Cas del territorio, questi, come ogni cittadino, usufruiscono dei normali servizi previsti dal nostro sistema sanitario: è impossibile, quindi, che una persona con malattie diffusive risieda in un Cas, circoli liberamente e usufruisca dei servizi previsti dal sistema di accoglienza.
In quattro anni dalla formalizzazione di questo sistema di controllo sanitario sono stati individuati, e immediatamente curati, meno di 10 casi tra scabbia e tubercolosi, che sono le malattie maggiormente diffusive. La maggior parte delle cure mediche ricevute dai richiedenti asilo al loro arrivo riguarda ustioni in mare, ferite da torture, ferite da violenza, inedia e malnutrizione, affaticamento e disidratazione.
I richiedenti asilo che frequentato il Cpia usufruiscono dello stesso sistema di sorveglianza sanitaria degli altri cittadini.
I richiedenti asilo non sono cittadini per i quali le leggi possono essere derogate. Il sistema di accoglienza non consente che le norme che valgono per tutti non valgano o siano attenute per i richiedenti asilo: al contrario i richiedenti asilo inseriti nel sistema di accoglienza definito dal Ministero dell’Interno, devono rispettare le leggi dello Stato e il regolamento previsto dall’accoglienza stessa: in caso di crimini o di comportamenti irrispettosi delle regole, la Prefettura li estromette dal sistema, devono abbandonare i Cas e ricevono il foglio di rimpatrio. Non possono, chiaramente, continuare a frequentare le lezioni. Nel nostro territorio a fronte di centinaia di persone accolte, provvedimenti di questo tipo hanno riguardato solo poche unità. —
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