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Lilt: la Cassazione dispone il dissequestro dei beni degli indagati
GROSSETO. La Corte di cassazione ha dissequestrato i conti dei tre responsabili della sezione grossetana della Lega italiana lotta contro i tumori indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta...
GROSSETO. La Corte di cassazione ha dissequestrato i conti dei tre responsabili della sezione grossetana della Lega italiana lotta contro i tumori indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta evasione dolosa delle imposte sui redditi e sull’indebita percezione di erogazioni pubbliche. All’inizio dell’estate erano stati messi i sigilli su quasi 220mila euro.
La terza sezione ha accolto (senza rinvio, dunque senza necessità di altri passaggi in Tribunale) il ricorso dei legali dei tre indagati, Silvio Sarti, ex presidente della Lega, Grazia Bocelli, che è subentrata a Sarti, e Miriana Rosselli, cioè gli avvocati Carlo Valle, Romano Lombardi e Michele Martini. La Procura generale aveva invece insistito per il rigetto del ricorso e dunque per la conferma del sequestro, come già deciso mesi fa dal Tribunale del riesame.
I motivi dell’accoglimento non sono ancora stati depositati. I difensori avevano articolato il ricorso su quattro motivi, che ricalcano in larga parte quelli già espressi nel corso dell’udienza di riesame. Il primo motivo è che non era stata effettuata una ricognizione sui beni intestati all’associazione e che era stato invece subito “attaccato” il patrimonio personale degli indagati. Il secondo è che l’Agenzia delle entrate aveva annullato in autotutela (e prima del sequestro) gli avvisi di accertamento sulla presunta evasione (due annate su tre), riconoscendo la natura no-profit della Lilt. Il terzo è che gli “sforamenti” della soglia di legge (50mila euro di imponibile) erano stati di poche migliaia di euro ogni volta e che comunque in questo conteggio non erano stati calcolati gli elementi che avrebbero portato a una consistente detrazione, come l’acquisto di un ecografo da diverse decine di migliaia di euro. L’ultimo è che la Lilt è senza dubbio un ente non commerciale: il contributo per le visite effettuate, hanno argomentato ancora i difensori, è da intendersi come un corrispettivo talmente ridotto che rientra ampiamente negli scopi sociali dell’associazione, cioè l’incentivo verso la popolazione a effettuare esami diagnostici; in caso di corrispettivo più alto (100 euro invece di 20, solo per fare un esempio) tale obiettivo non sarebbe stato perseguito; e comunque i proventi dei corrispettivi erano stati effettivamente destinati all’acquisto di attrezzature mediche. Una volta notificato il provvedimento, il dissequestro dovrà diventare operativo. —
Pierluigi Sposato
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