Il Tirreno

Grosseto

IL RE DEGLI OROLOGI 

Addio Alberto, bottegaio elegante innamorato pazzo della sua Fiorentina

Giulia Sili
Addio Alberto, bottegaio elegante innamorato pazzo della sua Fiorentina

Lo storico gioielliere di via Bicocchi è morto all’età di 92 anni Come osservatore calcistico ha scovato Walter Mazzarri 

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FOLLONICA

Vederlo dietro al bancone da lavoro, concentrato nel riparare il meccanismo di un orologio, è un ricordo che molti follonichesi conservano di Alberto Bracci, lo storico gioielliere di via Bicocchi, scomparso martedì a 92 anni.

La gioielleria ha i suoi stessi anni: a fondarla, era stato Primo Bracci, padre di Alberto, nel 1926.

Quando nel 1945 morì Primo, i suoi due figli Alberto e Angelo, allora giovanissimi, presero le redini dell’attività insieme alla mamma Leonilda. Il padre, morto precocemente, aveva infatti fatto in tempo a insegnare loro i segreti di quel particolare mestiere che lui stesso aveva appreso in una bottega di Grosseto.

Originario di Riotorto il padre Primo aveva fondato a Follonica la sua attività che ancora oggi continua. Dopo la morte del padre, Alberto, appena 18enne, prese in mano l’attività di famiglia, quella che ancora oggi si trova in via Bicocchi, e che conta dieci dipendenti: una delle gioiellerie più grandi di Follonica.

A darle continuità e splendore commerciale sono stati i due fratelli Bracci, che con passione l’hanno fatta crescere anno dopo anno. Dopo la morte del fratello, Alberto si era ritirato dall’attività lasciando tutto in mano ai figli di Angelo, Claudia e Primo, che insieme gestiscono ancora oggi il negozio.

Soltanto due anni fa Alberto aveva potuto festeggiare i novant’anni della sua gioielleria: un compleanno importante sia per lui che per tutta la famiglia. «Mio nonno se non stava dietro al banco da lavoro seguiva lo sport – dice il nipote, Gabriele Gnech – era un grandissimo appassionato della Fiorentina; lui è stato un osservatore e durante tutta la sua vita ha dedicato tante energie alla squadra».

Tra le sue scoperte anche quella di Walter Mazzarri, oggi allenatore del Torino: «Mio babbo lo vide giocare nelle squadre locali – racconta la figlia Liana – e si accorse subito che aveva talento, così lo portò a Follonica e lo segnalò alla Fiorentina. Allora era un campioncino e in seguito Mazzarri ha fatto una grande carriera».

I due si erano rivisti nel 2014 quando Mazzarri era venuto a Follonica a presentare il suo libro “Il Meglio deve Ancora Venire”, scritto insieme ad Alessandro Alciato. In quell’occasione Alberto si era presentato davanti al tecnico originario di San Vincenzo il quale lo aveva riconosciuto immediatamente, chiamandolo per nome.

I due si riabbracciarono a distanza di quarant’anni e Mazzarri si commosse di fronte alla persona che, credendo in lui negli anni giovanili, gli aveva aperto la carriera professionistica nel mondo del calcio.

Nella vita di tutti i giorni Alberto amava molto anche gli abiti: «Era una persona molto curata – dice la nipote – non c’era giorno della settimana che non si mostrasse ben vestito. In effetti gli abiti erano una sua passione, come anche la cura della persona. Fino all’ultimo, fino a pochissimi giorni fa, si è sempre mostrato perfettamente in ordine come è sempre stato».

La sua famiglia, le figlie Catia e Liana e i suoi cinque nipoti, lo accompagneranno oggi nel suo ultimo viaggio. Il funerale di Alberto Bracci si terrà questa mattina alle 10 nella chiesa di San Leopoldo. —

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