Il presidio
La app che può salvare i bimbi è tutta made in Follonica
Si chiama “Camillo” e l’hanno realizzata Martino Chiti e Fabrizio Svicher Asilo e genitori comunicano, contro il pericolo dell’abbandono dei figli nell’auto
FOLLONICA
L’App che combatte l’amnesia transitoria dissociativa si chiama Camillo e a realizzarla sono stati due follonichesi: Martino Chiti e Fabrizio Svicher. Camillo nasce come mezzo di comunicazione tra l’asilo e i genitori e previene l’abbandono dei bambini nelle auto.
«L’idea mi è venuta parlando con i genitori e con le maestre degli asili – spiega Martino Chiti – Faccio l’istruttore di primo soccorso pediatrico e mi sono reso subito conto delle difficoltà che c’erano nella prevenzione degli abbandoni in auto. Un fenomeno molto diffuso: una statistica dell’istituto di sanità del 2016 dice che dei genitori intervistati uno su quattro ha ammesso di aver dimenticato il figlio da qualche parte almeno una volta».
Quando un bambino risulta assente dall’asilo le maestre devono chiamare a casa ma non è un compito semplice: «Se da una classe sono assenti cinque o sei bambini per colpa dell’influenza la maestra deve allontanarsi per un periodo lungo e questo si scontra con il rapporto che ci deve sempre essere tra bambini e operatori», spiega l’ideatore dell’applicazione.
Così Chiti si è confrontato con quello che oggi è il suo socio e insieme hanno pensato di automatizzare il sistema delle chiamate a casa.
«In passato ho lavorato nelle telecomunicazioni e anche Fabrizio proviene da quel campo, così abbiamo pensato di cambiare il paradigma dei sistemi anti abbandono», spiega Martino. «I sistemi fino ad ora utilizzati implicano infatti un’azione meccanica che deve essere compiuta dal genitore, come ad esempio mettere un cuscino nel seggiolino oppure chiudere un allaccio. Tecniche che si scontrano con il blackout momentaneo perché, se non si attiva il sistema, questo non funziona».
Camillo è invece gestito direttamente dalla scuola: la maestra fa l’appello utilizzando l’app sullo smartphone (ma anche sul tablet o sul computer) e segna via via le assenze e le presenze dei bambini. Se da casa, sempre tramite l’App, il genitore ha comunicato l’assenza del figlio, tutto risulta regolare, se invece l’assenza è ingiustificata dopo un quarto d’ora Camillo inizia automaticamente a telefonare alla lista di contatti forniti dalla famiglia. L’applicazione chiama uno dopo l’altro tutte le persone della lista: «Ciao, sono Camillo, il bambino non è a scuola» comunica una voce registrata. «Se il genitore è consapevole dell’assenza, perché semplicemente si è dimenticato di comunicare il fatto alla scuola, si devono seguire le istruzioni della voce registrata in modo da bloccare automaticamente le chiamate che seguirebbero a cascata – dice Martino – se invece l’abbandono c’è stato il genitore se ne rende conto e può correre a salvare il figlio».
Creare l’App è costato circa 200mila euro ma per i suoi realizzatori è una risposta concreta al dramma delle morti in auto. L’App è stata testata a Grosseto all’asilo Acchiappasogni e a Montelupo Fiorentino al Fate e folletti e oggi è già in uso ad Albinia in una ludoteca, a Follonica al Brucomela e a Piombino: «Stiamo riscuotendo molto interesse – conclude Martino – porteremo la sede di Camillo a Follonica perché qui è nata. Ci sono già sviluppi per il futuro: i prossimi step sono per gli anziani, i disabili e gli animali». —
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