Studente attende da 9 mesi l’insegnante di sostegno
La denuncia di una mamma esasperata dai viaggi negli uffici scolastici «Nessuno lo aiuta, è stato dimenticato nonostante tutti i certificati»
GROSSETO
«Mio figlio è stato dimenticato dalla scuola. E io ho preso solo porte in faccia. Da nove mesi rivendico un mio diritto, ma soprattutto il diritto di un ragazzo che ha bisogno di essere aiutato e che, invece, è stato lasciato da solo in un angolo». Rabbia e delusione. Due sentimenti che emergono dalle parole della madre di un giovane con problemi socio-relazionali, che da quasi un anno aspetta un insegnante di sostegno per completare il suo percorso di studi all’interno di una scuola superiore della città. E che, nel frattempo, è stato bocciato nonostante una pagella da applausi: tutti otto e nove.
La vicenda ha origine all’inizio di febbraio 2017, quando al ragazzo, di cui non forniamo le generalità per non urtarne in alcun modo la sensibilità, viene riconosciuta la cosiddetta “104 con gravità”. Si tratta di una certificazione di handicap prevista dalla legge, che, nel caso di uno studente, sblocca una serie di provvedimenti da parte della scuola: un programma di studio personalizzato, interrogazioni programmate e, nella maggior parte dei casi, un insegnante di sostegno. E nella circostanza specifica la certificazione è accompagnata dalla “gravità”, che dipinge chiaramente il quadro delicato della situazione. «Per un anno mio figlio non ha manifestato particolari disturbi, anche se la scuola sapeva già della sua fragilità. Ma poi, il 17 febbraio 2018, ho deciso di fornire tutta la documentazione alla scuola, che ha l’obbligo di attivare subito tutte le procedure del caso per tutelare il destinatario della 104», racconta ancora la mamma.
Passa il tempo. E il giovane, per motivi legati alla sua patologia, abbandona la scuola, rinunciando, quindi, al conseguimento dell’esame di maturità. Siamo a marzo 2018. Magari un intervento tempestivo da parte della scuola, così come prevede la legge, avrebbe evitato l’abbandono degli studi e quindi la bocciatura del ragazzo, che se adeguatamente seguito da un insegnante di sostegno, probabilmente, avrebbe continuato a frequentare e avrebbe quindi mantenuto l’ottima media voti. Ma c’è di più. La famiglia, in estate, decide di iscriverlo alla stessa scuola. Ma al corso serale. L’anno didattico è iniziato da due mesi, e l’insegnante di sostegno ancora non si vede.
Alla madre del giovane non è ancora arrivata alcuna comunicazione dalla scuola, nonostante i suoi ripetuti viaggi negli uffici. «Sembra che chieda chissà che cosa – racconta – ma in realtà vorrei solo che venisse applicata la legge nei confronti di mio figlio. Ha un problema, deve essere aiutato, ma nessuno lo sta facendo. All’inizio mi è stato detto che della mia comunicazione alla scuola non c’era traccia, poi, quando ho mostrato il foglio che ne attesta l’esistenza (ieri, ndr) mi è stato riferito che il documento è stato trovato e che ora la scuola si attiverà come da protocollo».
Rimane la storia di un ragazzo che ha visto sfuggire la maturità, nonostante l’ottimo rendimento, solo perché la scuola, evidentemente, non è stata in grado di tutelarlo a dovere in tempi brevi. Neppure in tempi lunghi, dato che, a distanza di nove mesi, la situazione è tutt’altro che risolta. E gli occhi di una madre che non vede riconosciuti i diritti del figlio non possono che bagnarsi: «Tutta questa storia – conclude – è vergognosa». —
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